Domenica 25 agosto 2013 - h 17,56
Arriviamo alla Riserva naturale di Monte Minerva, come dice il cartello
Passeggiata a Monte Minerva, favorita dal fatto
che queste giornate hanno una temperatura ideale.
Arrivati a Villanova Monteleone si prosegue verso
Monteleone Roccadoria per raggiungere il Monte. Si posteggia presso Su Palattu. La prima salita è un po' ripida
ma è resa piacevole dal viale alberato con conifere, pini, e cipressi molto alti.
La strada si può percorrere agevolmente con l'auto quindi a maggior ragione è
facile per chi vuole camminare.
La strada lunga 4700 metri ha estesi tratti
pianeggianti e qualche dolce discesa. Ai lati si possono osservare lecci,
qualche roverella, mirti, molti lentischi e pini.
Da notare grandi rocce scavate da pioggia e
vento. Il panorama si spezza a volte contro altre alture oppure ci porta molto
lontano. Ai piedi vediamo una vallata che ospita allevamenti di ovini e bovini, punteggiati da alberi isolati e macchie scure tra il giallo dell'erba
falciata.
La vallata dovrebbe essere Sa Cozzula, un'antica caldera vulcanica trasformata
in valle dal passaggio del rio Trainu de Badde
Muttiga.
Infatti Monte Minerva è un vulcano spento alto poco più di 600 metri. Come molte alture della Sardegna ha un profilo trapezoidale. Sulla sua sommità si trova una vasta zona piana.
Tra le rocce
un leccio è riuscito a crescere e sopravvivere.
Lungo la strada troviamo un percorso da trekking di 700 metri che porta sulla cima, superando un dislivello di 200 mt.
Al ritorno notiamo pigne di tasso sul viale di accesso al monte
Lungo la strada del ritorno troviamo alcuni asinelli molto socievoli che ci vengono incontro.
Lungo la strada del ritorno troviamo alcuni asinelli molto socievoli che ci vengono incontro.
Ecco in lontananza Monteleone Roccadoria
Qui si vedono anche le case del paese. (Foto 31.7.2011)
(Foto 31.7.2011)
(Foto 31.7.2011)
Naturalmente
il toponimo "Minerva" merita alcune considerazioni.
Anche
Alberto della Marmora ne aveva osservato la stranezza e lo aveva elencato tra i
nomi particolari riconducibili a denominazioni antiche insieme a Luna-Matrona,
Martis, ed Erculentu.
Giovanni
Francesco Fara (1586) dice che Minerva è centro posto "alle pendici di un
altissimo monte dello stesso nome, le cui rovine vedonsi ancor oggi". Lo
colloca nella regione Monteleone appartenente alla diocesi di
Bosa.
Il canonico
Angius dice che il territorio di Villanuova Monteleone è bagnato "dal Temo
ed anche dal rio Minerva..." Inoltre dice che "I giusdicenti di
Minotadas e di Minerva risiedono in Villanuova".
Parlando
della provincia di Alghero Angius precisa che i tribunali sono costituiti ne'
capoluoghi dei mandamenti. Quindi elenca i mandamenti e tra questi figura
Minerva. Aggiunge che "..mancando Minerva di propri vassalli, cui si
amministri la giustizia, per essere deserti i loro territori ... la
loro giurisdizione non si esercita che in alcune occorrenze, dicendosi solo la
ragione, quando trattisi di cose appartenenti a queste montagne o terreni
denominati feudali, ovvero di delitti ivi commessi, o controversie tra i
contadini che vi seminano, tra i pastori che abbiano preso in appalto i
pascoli."
In seguito
l'Angius elenca Minerva tra i dodici feudi compresi nella provincia di
Alghero.
Da queste
poche notizie si può dedurre che Minerva fosse un piccolo centro abitato,
presumibilmente di età romana, posto ai piedi del rilievo.
Già nel
cinquecento era disabitato e in rovina e divenne un feudo senza
abitanti.
Questo nome si ritrova anche ad Alghero perché
c'è la Via Minerva o Vicolo della Minerva che prendeva il nome dai conti della
Minerva, presumibilmente i feudatari della zona di
Minerva.
Michele Chessa scrive: " Via Minerva ha preso il nome dai conti della Minerva che avevano una casa nella stessa strada ed erano imparentati con i nobili De Arcajne e Maramaldo".
Michele Chessa scrive: " Via Minerva ha preso il nome dai conti della Minerva che avevano una casa nella stessa strada ed erano imparentati con i nobili De Arcajne e Maramaldo".
Salvatore Colomo: Guida alla natura della Sardegna, Editrice
Archivio Fotografico Sardo-Nuoro, 1992
Giovanni Francesco Fara: Geografia della Sardegna , Editrice
Quattromori, 1975
Vittorio Angius: Città e villaggi della Sardegna del'Ottocento,
Editrice Ilisso, 2006
Alberto della Marmora: Viaggio in Sardegna, Editrice Archivio
Forografico Sardo-Nuoro, 1995
Michele Chessa: Racconti Algheresi, I volume, La Celere, 1976
Michele Chessa: Racconti Algheresi, I volume, La Celere, 1976
Ecco
ora gli appunti di una mia precedente escursione con i tempi di percorrenza e la
descrizione della cima.
Monte Minerva - (Domenica
07.10.2001)
Partiti da Alghero alle ore 9.
Arrivati ai piedi del monte alle ore 10, abbiamo iniziato a salire limitando al
minimo il peso delle borse. C'era il sole e il forte caldo era mitigato dal
vento. Siamo arrivati sulla cima alle ore 11,40 e poco dopo abbiamo mangiato.
Quindi abbiamo visitato il pianoro. All'estremità c'era una stazione di
pompaggio della sottostante diga del Temo. Tra la vegetazione abbiamo scorto due
pernici che al nostro arrivo sono volate via. Un grande falco volteggiava sulle
nostre teste.
Nei pressi c'era una piccola
costruzione di legno con una veranda coperta, utile in caso di pioggia. C'era
inoltre un tavolo di pietra con sedili e un grande serbatoio di plastica con il
rubinetto contenente acqua. Il tavolo si trovava sotto un grande albero
(leccio?) il cui tronco, dritto alla base, si era piegato per la forza del
vento e faceva un angolo quasi retto. Le sue lunghe e folte chiome mandavano
una grande ombra sul tavolo. Era l'unico albero maestoso dell'altopiano. Le
altre piante, in prevalenza lecci e alcuni peri selvatici, erano più piccoli e
stentati, tutti curvi nella direzione del vento. Vi era numerosa macchia
mediterranea: mirto, cisto, grandi lentischi. Vi erano alcune piante di pino di
una decina di anni.
Dai bordi dell'altopiano
trachitico si vedevano alcuni paesi: Monteleone Roccadoria, Romana, Villanova, e
in lontananza Ittiri. C'era anche una bella vista dell'invaso artificiale del
Temo. La giornata era nuvolosa e non molto
limpida.
Abbiamo preso un sentiero sulla
sinistra e siamo arrivati ad un muretto che sbarrava una vecchia strada
lastricata con pietre. Tornati indietro abbiamo percorso il sentiero centrale e
siamo tornati al luogo dove avevamo mangiato. Alle 14,35 abbiamo iniziato la
discesa. Le nuvole minacciavano pioggia e non abbiamo sostato. Ho raccolto
alcune pietre stratificate di colore rosa salmone e rossiccio-marrone. Forse è
marna. Le rocce del monte sono prevalentemente basalti neri e trachiti rosse.
C'erano grandi massi precipitati dalla sommità. Potenti strati di roccia chiara
delimitavano il sentiero. Sul pendio si notavano splendidi esemplari secolari di
roverelle, lecci e sughere con chiome folte e articolate. Arrivati quasi alla
base il viale è affiancato da maestose conifere messe a dimora da molto tempo.
C'erano conifere con curiose pigne che sembrano quasi involucri del baco da
seta, di colore chiaro grigio-verde, abeti con piccole pigne di colore
marroncino chiaro in formazione, cipressi, pini con pigne da pinolo e altri con
pigne dai pinoli più piccoli. Sulla destra, dentro al prato, c'è un esemplare di
olivastro con una chioma enorme. Vicino al suo tronco c'è un
masso.
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