Visualizzazioni totali

mercoledì 3 giugno 2026

Evoluzione Blog Libero N° 107 - 126

 

Evoluzione

Creato da giovannatilocca il 05/05/2010

Evoluzione

Società a confronto

 

Gestire i pensieri

Post n°126 pubblicato il 24 Agosto 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Qual è l'importanza della cultura nel successo delle persone? Sono davvero le persone più intelligenti quelle che realizzano meglio i loro progetti? Che cosa è necessario per ottenere una qualità della vita soddisfacente? E quale ruolo hanno i soldi nell'inserimento sociale?

Le mie esperienze nel corso del tempo hanno fatto crollare alcune certezze. Ero sicura che una buona cultura fosse fondamentale nel lavoro. Poi ho visto che alcune insegnanti non particolarmente erudite riuscivano a motivare gli alunni e si facevano ascoltare senza difficoltà. Mi chiedevo come mai e poi ho capito che sopperivano alla cultura con la capacità di stabilire un rapporto efficace con i bambini. Allora ho capito che la capacità di approfondire la conosenza personale è indispensabile in un insegnante, mentre la cultura viene dopo.

Pensandoci bene, si tende ancora a dare soprattutto cultura ai giovani seguendo modelli di vita ormai antiquati che garantivano a chi aveva una laurea dei ruoli sociali primari. Ma oggi non è più così. Per farsi avanti nella società non basta più soltanto la laurea ma occorre avere ben altre competenze e siccome la concorrenza è spietata, ci si deve fare avanti con ogni mezzo. So bene che purtroppo in Italia la meritocrazia è un sogno, ma credo che se un giovane possiede stima e fiducia in sé, capacità di capire le esigenze altrui, un buon rapporto con il lavoro visto come un'espressione di sé e non come una costrizione, può riuscire ad ottenere un inserimento nella società. Non dico che sia facile, ma è possibile.

Bisogna anche capire che cosa esattamente ci si aspetta dalla vita. Qualcuno pensa che la vita sia come una giostra, che si abbia diritto a un continuo divertimento, che la maturità non debba mai arrivare. Che tristezza! Secondo me il bello della vita è la scoperta continua delle diversità che la rendono attraente in ogni sua manifestazione. Apprezzare se stessi e gli altri, cercare il meglio in ogni occasione, trovare il buono dappertutto. Se si possedesse l'abilità di vedere oltre, di scrutare dentro, di sondare l'intimità non ci sarebbero ostacoli al nostro vivere. Le difficoltà più grandi sorgono proprio dalle incomprensioni, dagli equivoci, dall'incapacità di stabilire rapporti collaborativi, dalla paura di non essere apprezzati. Per questo gran parte della soddisfazione del vivere passa attraverso una profonda consapevolezza di sé che ci dà la sicurezza delle nostre azioni. Chi si aspetta apprezzamenti e incoraggiamento dagli altri sperimenta solo delusioni. Spesso neppure i genitori riescono a dare il vitale supporto ai figli. E i danni maggiori derivano proprio da loro che, in maniera inconsapevole, agiscono come un'onda che erode la roccia fino a farla franare. Anche per i genitori la competenza fondamentale è quella di capire i figli, di accettare che siano altri da loro, di incoraggiarli ad essere se stessi anche quando non condividono i loro obiettivi. E il peggio è che molto difficilmente i genitori ammettono i loro errori.

Mi rendo conto che queste sono solo parole e che poi la realtà è ben diversa. Capisco che le situazioni nelle quali ci si trova sono veramente infinite e che non ci sono ricette valide per tutti. Eppure so che molto dipende dal nostro modo di sentire, dalla nostra volontà di capire, dal nostro desiderio di aiutare coloro che amiamo nella maniera giusta. Questo può comportare anche sofferenza, rinuncia ad intervenire, attesa di una crescita che deve avvenire in maniera naturale e non forzata. In altre parole i rapporti umani sono alla base del nostro vivere e se possediamo il dono di gestirli anziché subirli conquistiamo una libertà interiore che ci consente veramente di annullare ogni angoscia e debolezza.

In tutto questo discorso i soldi possono avere uno spazio? Sono stanca di sentire che i soldi sono la soluzione di tutti i problemi. Per me non risolvono proprio niente, e spesso complicano. Intendiamoci, è chiaro che i soldi sono necessari per soddisfare i nostri bisogni primari, ma non credo che l'amicizia, l'amore, l'autostima siano influenzati dal possesso di soldi.

Occorre pensare a noi come analizzatori dei mondi interiori ed esteriori e come produttori di pensiero. La forza dell'uomo è il cervello, quella è la sua grande, incommensurabile ricchezza. In un periodo di crisi epocale come il nostro sarebbe bene per noi allontanarci da modelli esistenziali ormai inattuabili e ripensare un modo di vita adattabile alle contingenze del momento. Questa è una nuova sfida evolutiva e l'uomo ancora una volta saprà operare gli adattamenti necessari. Ciò che rimane fermo nel tempo è il bisogno di un'esistenza soddisfacente e per questo occorre staccarsi dal vecchio e inventarsi il nuovo. I soldi vanno e vengono, il nostro ingegno non ci lascia, è sempre pronto a fornirci soluzioni e vie d'uscita nella quotidianità.

 
 
 

Vecchi diari (16 luglio 1999)

Post n°125 pubblicato il 22 Agosto 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Mi sembrava proprio quel signore, ma poi mi sono ricordata che quella persona è scesa dal treno alcuni giorni fa, circa un mese. E' sceso così, all'improvviso, senza neanche avere il tempo di pensarci. Il viaggio continua eppure ogni tanto qualcuno si ferma e si perde in stazioni affollate e nere di smog, o in paesini stretti attorno al campanile, o in aperta campagna tra alte erbe gialle e quieto rumore d'acqua. Dove andranno? Nessuno ne sa più nulla, paiono risucchiati dall'aria, dispersi nel vento, inghiottiti dal vuoto.

Qualcuno sosta un po' sul gradino ma il treno non aspetta, bisogna scendere ... e per gli altri il viaggio continua.

Ciao, Nino (20 agosto 2012)

 
 
 

Bianco e nero

Post n°124 pubblicato il 12 Agosto 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Se vedi la vita in bianco e nero ti perdi tutto il meglio. Non è detto che chi non è intelligente sia stupido, né che chi non è bello sia brutto, né che ciò che non è buono sia cattivo. Il mondo è una meravigliosa combinazione di tonalità e di sfumature ma per coglierle occorre usare tutti e cinque i sensi, e anche il sesto. Talvolta è molto difficile trovare ciò che di bello e di buono si nasconde tra tonnellate di spazzatura. Ma stai pur sicuro che, anche se tu non lo vedi, c'é. Anche nella crisi attuale ci sono aspetti da valorizzare ma richiedono abilità speciali, capacità creative e tanto spirito di adattamento. La vita non è un regalo che ci arriva infiocchettato e pronto all'uso. E' soltanto l'opportunità di esistere e di trovare in noi e fuori di noi il meglio.

Ci sono tanti saggi che ci parlano dal mondo nel quale sono ormai arrivati e il loro messaggio è uno solo: prendi tutto il buono e il bello che puoi e non farti deviare da condizionamenti sociali che non condividi. 

Quando mi trovo in difficoltà penso sempre al lungo cammino dell'uomo e penso che, se è riuscito a sopravvivere per due milioni di anni e se è riuscito ad inventarsi tutto, proprio tutto, con il solo uso del cervello, non c'è crisi che possa spaventarci. Bisogna staccarsi dal qui ed ora, per immaginare attorno a noi gli spazi infiniti del tempo, così tutto si diluisce e trova soluzione. Naturalmente occorre essere disposti al cambiamento, occorre inventarsi nuove situazioni, occorre staccarsi dal conosciuto, come del resto è naturale in un processo evolutivo.

E' l'avventura che continua e noi siamo i momentanei eroi del tempo.

 
 
 

La magia dell'estate

Post n°123 pubblicato il 04 Agosto 2012 da giovannatilocca
 
Tag: estate
Foto di giovannatilocca

La persiana si spalanca e un alito fresco smuove l'aria della mansarda. Il vicolo, senza un filo d'ombra, giace assolato e deserto. Sul fondo passa una giovane donna con la borsa da mare a tracolla e sparisce velocemente. Da una porta finestra vedo sul poggiolo della casa di fronte una donna che scuote la sabbia da un asciugamano e lo ripiega.

Scendendo le scale noto di colpo, sul tavolo non del tutto sparecchiato, il rosso dei pomodori piacevolmente confuso con il verde della lattuga dentro  l'insalatiera poggiata sulla tovaglia a quadrettoni.

E' ritornata la magia dell'estate. Una luce irriverente percorre tutti gli spazi mentre cerco una quiete senza pensieri e senza parole, in angoli diventati ormai luoghi del riposo e dell'abbandono.

 
 
 

Equilibri

Post n°122 pubblicato il 31 Luglio 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Riflettevo sulla funzione che hanno le parole sulla nostra capacità di giudizio e sulle nostre azioni. Se io faccio qualcosa e lo comunico, quel fatto assume già un'altra connotazione. Talvolta il solo parlarne gli aggiunge o gli toglie valore, può renderlo più chiaro a noi stessi, lo fa comunque nascere a nuove consapevolezze. Il potere delle parole è formidabile ma non tutti se ne rendono conto. Molti le usano senza attribuire loro alcun significato, giusto per colmare il silenzio. Credo che gran parte del successo di una persona dipenda dalla sua capacità di usare il linguaggio. Naturalmente tale capacità non è altro che la parte emergente della personalità e ne rivela il grado di maturità raggiunto.

In parole povere se sto al mare e sto godendo la giornata questo piacere è aumentato dal fatto che io riesca a comunicarlo a qualcuno, magari enfatizzando. Una giornata può diventare speciale proprio perché ho preso consapevolezza del mio star bene e sono riuscita a descrivere ciò che provo dando ad un'altra persona le informazioni necessarie perché capisca il mio stato d'animo.

Ci sono persone sempre entusiaste della vita che descrivono i loro accadimenti come se tutto fosse eccezionalmente bello e buono. Forse hanno solo bisogno di rinforzare le loro sicurezze e cercano l'approvazione degli altri che, travolti dal loro ottimismo, non hanno il coraggio di far notare le esagerazioni.

Al contrario c'è chi non fa altro che piangersi addosso. Anche questo è un modo di cercare sicurezze poiché l'interlocutore non può far altro che minimizzare e incoraggiare.

Il terzo tipo è il taciturno che non mette a parte nessuno delle sue esperienze e del suo modo di pensare. Occhio! Forse si affida alla penna per esternare ciò che prova. Forse nei suoi tentativi per comunicare non è riuscito a farsi ascoltare o non ha saputo apprezzare le risposte ottenute.

Come è difficile trovare un modo di star bene con se stessi e con gli altri! Bisogna proprio mettere in campo tutte le risorse possedute e aspettarsi di tutto. L'importante è non scoraggiarsi. Ricordarsi che è proprio vero che "domani è un altro giorno" e che in un certo senso si rinasce tutti i giorni.

 
 
 

Adattiamoci!

Post n°121 pubblicato il 25 Luglio 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Sto sempre cercando di capire quello che ci sta capitando. La produzione di beni in Italia è diminuita dal momento che è stata spostata in paesi dove la mano d'opera costa meno. Da ciò consegue che anche il PIL è diminuito insieme al denaro circolante nel paese. Il paese però ha servizi pubblici e strutture dimensionate agli anni nei quali ci si indebitava per mandare avanti lo stato sociale. Adesso quei soldi non ci sono più, ma i servizi ci sono ancora e pesano in maniera determinante. I soldi circolanti nel paese ormai impoverito non sono sufficienti per pagare stipendi, pensioni, e servizi vari e occorre emettere titoli di stato per ottenerli. Ma siccome il paese è a rischio quei soldi ci costano molto cari e il nostro debito, ben lungi dall'essere almeno bloccato, continua a crescere.

Ora io dico che il debito va pagato ma non sarà mai possibile farlo a queste condizioni. Da ciò consegue che occorre una qualche regola che mantenga il tasso d'interesse stabile e basso. Certo che, se si strozzano, i paesi non possono avere un futuro. In realtà ho l'impressione che si stia facendo di tutto perché non si riesca a pagare il debito pubblico in modo da soggiogare le popolazioni. E' una nuova forma di guerra.

I risparmi degli italiani vengono ora risucchiati dal governo nell'inutile tentativo di mantenere un minimo di autonomia all'Italia. Ma è una pia illusione riuscirci, senza nuove regole. Quei risparmi che le famiglie avevano riservato per dare una parvenza di futuro ai figli se ne stanno andando, e così sta svanendo anche l'ultima prospettiva di una sistemazione dei giovani.

Tutte le certezze sono finite, e non ci potrà essere governo in grado di ridarci quello che non c'è più. Rimane lo spirito di adattamento dell'uomo che gli ha permesso di sopravvivere a ben altre catastrofi. Piuttosto è bene fare una buona scorta di spirito di adattamento perché chi non si adegua è destinato a soccombere.

 
 
 

Il ricatto del debito pubblico

Post n°120 pubblicato il 22 Luglio 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

La situazione si sta precisando sempre meglio. Ancora qualcosa sfugge, ma sostanzialmente siamo nelle mani dei poteri finanziari che speculano sulla mano d'opera dei paesi poveri e abbassano il livello di ricchezza dei paesi sviluppati. Il debito pubblico è l'arma di ricatto e mai si riuscirà a diminuirlo né e bloccarlo. In pratica la finanza è lo strumento che servirà a livellare l'economia di un mondo globalizzato. La fregatura è che il livellamento sarà sempre riferito alle masse poiché chi riuscirà a garantirsi posizioni di predominio godrà di ricchezze mai viste fino ad ora. Quest'homo sapiens sapiens nel suo processo evolutivo è sempre andato avanti avvalendosi delle disuguaglianze e delle schiavitù. Non riesce a trovare percorsi di libertà e uguaglianza, è proprio fuori dalla sua portata. Eppure oggi le masse sono più istruite, più consapevoli, hanno più tempo per occuparsi del proprio destino rispetto alle masse che dovevano lottare ogni giorno con i problemi della fame e delle malattie. Perché allora si lasciano ancora sottomettere da poteri forti? Perché non hanno trovato armi più efficaci in luogo delle rivolte che si ritorcono sempre contro?

Non riesco ad accettare che meccanismi di prevaricazione e prepotenza siano ancora alla base della convivenza umana. Possibile che non ci siano altri metodi?

 
 
 

Alle radici del pensiero 2

Post n°119 pubblicato il 20 Luglio 2012 da giovannatilocca
 
Foto di giovannatilocca

La prima parte si trova nel post n° 115 del 7 luglio 2012    

Trattando l'argomento non posso tralasciare di accennare alle reazioni di alcuni mammiferi di fronte alla morte anche perché vi sono degli elementi importanti da tener presenti. Proprio in questi giorni (17 luglio 2012) in Cina si è notato un delfino che sollevava il cadavere del suo piccolo sopra la superficie dell'acqua, quasi volesse aiutarlo a respirare. Pare che il piccolo fosse morto da tre giorni. Altre volte si sono visti delfini trasportare o spingere delfini nati morti o molto piccoli e adulti che sono rimasti vicino al cadavere per diversi giorni.

Anche gli elefanti hanno un rapporto molto particolare con la morte.
E' documentato il comportamento di un'elefantessa che vegliava il corpo del suo piccolo e teneva lontani uno sciacallo e alcuni avvoltoi. Intanto toccava delicatamente il corpicino con la sua zampa posteriore.
Un'altra elefantessa ha trasportato il suo piccolo ormai morto sulle sue zanne per diversi giorni.
Uno dei sovraintendenti parco nazionale di Aberdares. Bill Woodley, raccontò di aver osservato elefanti difendere per tre giorni un loro compagno ucciso dai bracconieri.
Si sono osservati elefanti stare attorno ad un compagno morente per sostenerlo, quasi per aiutarlo a scongiurarne la fine.
Inoltre quasi sempre, quando un elefante muore, gli altri ne ricoprono il corpo con foglie e rami, come se volessero ripararlo alla vista. Quest'ultimo comportamento è stato spiegato da alcuni etologi come una semplice strategia evolutiva per evitare il diffondersi di virus e malattie attraverso l'esposizione dei cadaveri all'aria aperta.

Un filmato mostra un gruppo di scimpanzé che accarezza una vecchia scimmia moribonda - Pansy - e che, dopo la sua morte, la veglia, la accarezza e quindi resta in lutto.
Un altro filmato documenta il comportamento di altri gruppi di scimpanzé. Le femmine, per varie settimane, hanno portato con sé il proprio piccolo morto rifiutando di separarsene.

I fatti descritti ci fanno pensare che la morte non sia accettata come un fatto naturale, ma venga negata dal gruppo e in primo luogo dalle madri.
Naturalmente non possiamo capire quanto gli animali abbiano consapevolezza dell'evento e se riescano a riferirlo anche a sé. Da quanto osservato emerge che sentono il dolore della perdita, del distacco non accettato. E' anche interessante notare come gli animali difficilmente uccidono un membro della propria specie. Sono tante le riflessioni sull'argomento che possono farci entrare in qualche modo anche nel pensiero dei nostri più lontani antenati.
Il dato comune è che i protagonisti sono spesso femmine che non vogliono abbandonare la propria creatura anche quando non ha più reazioni di alcun tipo. Ciò significa che anche per l'homo è stato così? E' stato l'amore materno a creare il culto dei morti?
Non è difficile pensare all'antenato dell'uomo (da 4-5 milioni di anni fa) e ai primi homo habilis (2,4 milioni di anni fa) ed erectus(1,7 milioni di anni fa) in atteggiamenti simili a quelli descritti per gli scimpanzé di fronte alla morte di un piccolo o di un proprio simile. La negazione della morte può essere plausibile in menti ancora incapaci di astrazione e di linguaggio articolato. Ma già l'Uomo di Neanderthal (200 mila anni fa), che aveva una massa cerebrale analoga a quella dell'uomo moderno, mostra di aver capito e seppellisce i propri defunti con rituali che comprendono ocra rossa, copricapi di conchiglie, posture fetali, strumenti di pietra e altro.
La percezione della morte si può sviluppare in gruppi che fanno esperienze comuni protratte nel tempo mentre chi conduce vita individuale non ha occasione di verificare l'evento in più situazioni, e non può operare le corrette relazioni e i confronti. Inoltre è fondamentale il ruolo svolto dalla memoria.
L'Uomo di Neanderthal divenne pertanto conscio della propria fine. In altre parole riconobbe la propria mortalità.
Può sembrare che mi stia allontanando dall'argomento "superstizioni" ma in realtà sto cercando di arrivarci con la mente di una persona che cerca di decifrare il pensiero nel suo nascere.
Dunque anche mammiferi evoluti dimostrano reazioni chiare di fronte alla morte e noi possiamo pensare che tali reazioni non siano dissimili dai comportamenti dei primi ominidi. In esseri molto semplici la morte suscita un rifiuto, spinge a negarla e a ridare il movimento e la vita a quel corpo che ormai ne è privo. Homo sapiens va oltre. Il suo cervello è capace di pensiero, sa apprezzare le forme e i colori di particolari pietre e conchiglie, si orna con denti, con artigli di animali, con piume, è attratto dal rosso che diviene simbolo di vita. Sa accettare la morte ma allo stesso tempo sente che quello è un momento molto speciale, da ritualizzare. La sepoltura è allo stesso tempo accettazione di un evento ormai acquisito come irreversibile, e creazione di riti per dare l'ultimo saluto in maniera sontuosa, su un letto di ocra rossa, o di fiori, con ornamenti e oggetti di pregio per quei poveri resti che mai più troveranno la vita. Ma perché utilizzare tante energie per chi non potrà più godere di quei manufatti? E' solo la volontà di onorare il defunto o è il pensiero che quel loro compagno in realtà potrà ancora vedere, potrà ancora sentire, e se ne avrà a male vedendo di essere stato abbandonato dal suo gruppo per il quale ha fatto tanto?
L'uomo sogna e i defunti spesso tornano nei sogni. Chi non ha fatto l'esperienza di sognare un defunto, di sapere perfettamente durante il sogno che quella persona è morta, ma nello stesso tempo trova normale che sia lì davanti, come se niente fosse? Non si prova meraviglia né paura, è tutto molto naturale, e al risveglio è anche piacevole aver avuto quell'occasione di vedere e sentire il proprio caro come se fosse ancora vivo.
Forse proprio a causa dei sogni l'uomo ha immaginato che ci fosse un ritorno di chi era andato via, un ritorno speciale perché avvolto in un mistero che si dissolveva al risveglio, ma non per questo meno reale.
E' solo un'ipotesi, ma molto affascinante. Il defunto faceva ancora parte del gruppo, era ancora presente e richiedeva l'attenzione dei compagni ancora vivi. Ecco perché la sua sepoltura doveva essere degna del suo ruolo, ecco perché si dovevano curare i particolari senza trascurare le abilità e le preferenze della persona morta. E' anche la prova di un pensiero che si stacca dalla realtà e inizia ad immaginare ciò che non ha mai visto né sentito, ma che si presenta alla mente come assolutamente concreto. Il ritorno alla vita è anche qualcosa che l'uomo spera che avvenga. Non è dunque difficile pensare che quella flebile prova di vita oltre la morte fornita dai sogni sia stata subito colta come un'ancora di salvezza per superare il dolore di un evento inspiegabile e inaccettabile. Le mamme gorilla sperano che il loro piccolo torni in vita grazie alle loro cure, l'homo sapiens sa che, anche se veglierà per anni il suo piccolo, niente potrà riportarlo al mondo, ma supera il trauma dell'evento poiché crede che la sua morte non sia definitiva. Anche se non potrà ridare vita al suo corpo, custodirà il suo ricordo ed è certo che, in qualche luogo e in qualche modo, il suo piccolo vive ancora.
Ecco dunque creato un altro mondo, dove i defunti continuano il loro percorso. Si presentano così le prime superstizioni. Si colora il corpo con ocra rossa, il colore del sangue e della vita, o si depone il morto sopra strati anche consistenti di ocra rossa. Si forniscono ornamenti ed oggetti perché la vita nell'aldilà non manchi di agi e di comodità. Per arrivare a tanto il pensiero ha lavorato nei secoli e nei millenni, per generazioni e generazioni. Secondo le ricerche la specie dell'Uomo di Neanderthal è vissuta per almeno 170.000 anni, un tempo breve se rapportato all'evoluzione dell'uomo che è durata 4-5 milioni di anni, ma lunghissimo se messo a confronto con i nostri 40 mila anni di presenza sulla terra o, meglio ancora, con i nostri 5 mila anni di storia.

 
 
 

Il crollo del sistema

Post n°118 pubblicato il 16 Luglio 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Abbiamo un'idea di come difenderci dalla delinquenza al potere? Siamo stati venduti in blocco alla finanza virtuale che avrà mano libera sui nostri redditi e sui nostri risparmi. Conviene continuare a risparmiare o è meglio godersi gli ultimi spiccioli prima che ce li prendano per "salvare il paese"?

In primo luogo occorre garantirsi il cibo magari coltivando il campicello e allevando animali. Penso che il cibo costerà sempre di più, oltre ad essere sempre più scadente.

Subiamo continue aggressioni e siamo solo agli inizi. Il marasma che sta avvenendo in politica ci dice che non c'è più nulla da fare poiché la valanga è partita e non abbiamo la possibilità di scansarla. Continuiamo a svenarci per versare soldi in un pozzo senza fondo e anche il più sprovveduto ha capito che questa non è una crisi (aveva ragione il mentecatto, non c'è crisi) ma è la distruzione del nostro sistema economico. Dalle sue ceneri ne nascerà un altro, chissà quale e chissà quando. Potrebbero volerci decenni o addirittura secoli. Quando crollò l'impero romano passarono mille anni per arrivare al Rinascimento.

Siamo al crollo del capitalismo, del socialismo e del comunismo. Tutti i sistemi economico-politici sono falliti e ci troviamo in un'epoca di transizione verso la globalizzazione dell'economia e del potere. Scusatemi se è poco.

Mi vien da ridere quando vedo i nostri piccoli uomini affannarsi per mantenersi imbullonati alla poltrona. Più si agitano, più sono ridicoli. E non so se lo fanno perché non hanno ancora capito o perché vogliono raschiare il fondo, finché ce n'è (la seconda che ho detto). Io resto in attesa della catastrofe e continuo a coltivare l'orto e a conservare pomodori e fagioli. Consiglio di fare altrettanto e meglio. 

 
 
 

Vecchi diari (15 ottobre 1980)

Post n°117 pubblicato il 15 Luglio 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Il viale largo, alberato, si trasforma poi in una strettoia buia, fredda, triste. Lo sguardo non può più spaziare nel lontano luminoso orizzonte, ma si rifrange su vicine superfici amorfe e sfocate che limitano ogni visuale. Non è più possibile correre, bisogna andare adagio, bisogna guardare dove si mettono i passi ed è tanto facile inciampare e cadere.

E' per questo che cerchiamo di colorare i giorni con grossi pennelli, per dare un po' di allegria alle facciate, ai muri grigi, perchè sembri più largo il vicolo, meno angosciante attraversarlo. Poco importa se le vernici non resisteranno alle prime piogge, se sbiadiranno col passare del tempo. Noi saremo sempre pronti a trovare altri inganni, a creare nuove colorate illusioni.

Ciao, Luisa.

(12 luglio 2012)

 
 
 

Addio democrazia

Post n°116 pubblicato il 10 Luglio 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

E continuano a difendersi il maltolto. Ero piacevolmente sorpresa delle critiche di Squinzi alla "macelleria sociale" ma le reazioni di imprenditorii e politici mii hanno fatto ricredere. Non c'è speranza di riuscire ad affrontare senza traumi la situazione angosciosa di tanti italiani.

Da persone mie amiche assolutamente tranquille e insospettabili sto sentendo parole inquietanti che mi fanno veramente paura. Del resto mi rendo conto di quanto poco possiamo fare per modificare l'attuale crack economico se i governi continuano a dare soldi alle banche e le banche continuano a fare il gioco sporco di rischiare i capitali in operazioni per niente comprensibili a noi anziché aiutare il mondo del lavoro che va al tracollo.

Siamo stritolati da un'economia virtuale tenuta in piedi da una finanza malata e da governi manutengoli. Ci stanno mandando in prima linea, carne da macello, come si faceva nelle guerre. Questa è proprio una guerra e il sangue è sostituito dai nostri soldi necessari per tenere in vita mostri finanziari insaziabili. E se qualcuno (Squinzi) parla, lo si mette subito a tacere perché altrimenti la gente potrebbe anche capire qualcosa di più.

E purtroppo, sempre più spesso, circolano tra i cittadini parole pesanti che fanno temere percorsi di intolleranza e di violenza contro chi continua a spremerci.

Tra i politici non si sente mai una proposta reale per affrontare i problemi del paese, e dai loro discorsi trapela solo la volontà di proteggere le posizioni di privilegio, costi quel che costi. Ascoltateli bene, non parlano d'altro. Fanno finta di interessarsi a noi, ma in realtà vogliono solo i nostri voti. Addio democrazia. Non c'è più posto per il pensiero libero, altrimenti sale lo spread. Adesso si sono inventati anche questo. E noi, che capiamo perfettamente tutto, dobbiamo far finta di crederci. Usque tandem?

 
 
 

Alle radici del pensiero 1

Post n°115 pubblicato il 07 Luglio 2012 da giovannatilocca
 
Foto di giovannatilocca

L'argomento della superstizione, soprattutto se riportato molto indietro nel tempo, si arricchisce di nuovi scenari e di possibili sviluppi. In medicina è ben conosciuto l' "effetto placebo" che si basa sul potere che la suggestione esercita sul controllo del nostro organismo. Anche i medici affermano che la volontà di reagire del paziente è importante per un più efficace effetto delle cure.
La superstizione agisce sul nostro pensiero come un "placebo" offrendo una tregua all'ansia e alla paura e predisponendoci alla soluzione dei mali, di qualsiasi natura siano. L'enfasi che accompagna gesti e formule, la fiducia che si ripone nella guaritrice, l'atmosfera che si crea nei riti, agiscono realmente su alcune persone particolarmente sensibili.
Penso che fin dalle sue origini l'uomo abbia inventato e utilizzato gesti e parole per scongiurare la malattia e la morte, consapevole di lottare contro qualcosa che era al di fuori del suo controllo, ma ostinatamente desideroso di vincere il male. In fin dei conti questo atteggiamento è ancora presente in noi e si manifesta ogniqualvolta ci sentiamo sopraffatti da eventi che sovrastano la nostra possibilità di dominio.
Chi si lascia raggirare da guaritori e maghi non è semplicemente una persona stupida, ma è soprattutto una persona disperata alla ricerca di risposte per situazioni senza via d'uscita. Se ancora oggi c'è chi si rivolge a ciarlatani dobbiamo chiedercene il motivo, anziché liquidare il tutto affermando che si tratta di dabbenaggine. Proprio in queste vicende possiamo trovare il persistere di ancestrali comportamenti e possiamo cercare la radice del pensiero che non vuol sottostare alle regole della natura ma le vuole raggirare per volgerle a proprio favore.
Cercare di esplorare il pensiero in formazione dei nostri antenati nel Paleolitico è certamente un esercizio di grande fascino. Immaginare la reazione di una famiglia alla morte di un suo componente, oppure di un gruppo al decesso del guaritore esperto di erbe, o del cacciatore più valido, ci porta a pensare che tale evento fosse causa di smarrimento e di confusione per tutti. Nella mente si presentava l'impossibilità di sopravvivere a tali perdite. L'unico modo per superare la loro scomparsa era quello di continuare a ritenerli presenti con la loro saggezza, con il loro coraggio, con la loro esperienza e conoscenza. Il culto dei morti nasce come culto degli antenati che devono dare forza al gruppo poiché nel luogo da loro raggiunto dopo la morte hanno ancora più potere. Il pensiero umano costruisce dunque un aldilà e costruisce uno spirito invisibile ma non per questo meno reale. Sono sogni e fantasie che favoriscono la sopravvivenza del gruppo poiché infondono il coraggio necessario per affrontare le mille sfide di una vita dura e assai precaria.
A ben pensarci è stata una strategia evolutiva di grande successo se si è mantenuta fino ad oggi. All'abbandono passivo di ogni lotta di fronte a fatti tragici e ineluttabili l'uomo ha contrapposto il suo desiderio di dominare perfino la morte e questo modo di reagire lo ha reso più forte e gli ha dato gli stimoli per proseguire nella sua avventura terrena. L'uomo è l'unico essere vivente consapevole del proprio destino (o almeno fino ad ora così sappiamo) e non è proprio facile accettarlo. Ecco allora che il pensiero offre un modo per superare le angosce e l'uomo lo coglie e ne fa un prezioso strumento di sopravvivenza.

 
 
 

Parassiti impazziti

Post n°114 pubblicato il 02 Luglio 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Dobbiamo essere considerati ben stupidi se c'è chi ci dice che è colpa della magistratura se la lega ha dovuto fare un congresso. Dalle parole di questo prepotente esagitato che, senza più la cassa che largiva euro a scorrimento veloce, farnetica di Salomone, di figli divisi a metà, di complotti, si capisce che il dolore è grande... Il reddito è precipitato senza più lo stipendio da consigliere regionale del figlio, il flusso continuo di soldi pubblici che si potevano anche gettare dalla finestra, e la domanda: sarò di nuovo senatore? tutte circostanze inquietanti. Il pensiero non va certo al paese e al suo sprofondamento, ma al proprio personale ed esclusivo salvataggio. In questo senso, consiglio di ascoltare ciò che esce dalla bocca di questa gente. Ci troverete solo ed esclusivamente la volontà di non mollare la cassa, per nessun motivo, costi quel che costi. Questa volontà è trasversale, tocca tutti i partiti e tutti i loro eletti a tutti i livelli, nessuno escluso.

E noi abbiamo la capacità di pensare ad alternative pacifiche e democratiche che ci liberino da questi parassiti impazziti?

 
 
 

Le rocce e il vento

Post n°113 pubblicato il 22 Giugno 2012 da giovannatilocca
 
Foto di giovannatilocca

Oggi ho riflettuto sulla nostra condizione di esseri capitati a vivere su questo ammasso di acqua e rocce. Ho pensato che, nell'impossibilità di rispondere a parecchie domande inquietanti, sarebbe saggio dare corso ai giorni senza accanirsi nel cercare soluzioni a tutti i costi.

Spesso la depressione scaturisce dal fatto che ci sentiamo inadeguati, e non ci sentiamo gratificati dalla nostra condizione. Credo che, in completa assenza di assicurazioni da parte della natura, ci convenga seguire il consiglio dei nostri antenati latini: Cogli l'attimo!

Ho anche pensato che tante volte il nostro fisico funziona alla perfezione e quindi non dovremmo lamentarci di nulla. Ma purtroppo abbiamo un cervello stravagante che, pur in presenza di un fisico efficiente che ci consente di godere di tutto ciò che ci circonda, si rifiuta di accogliere la realtà e ci spinge a cercare ciò che non c'è. Credo che questa sia la condanna peggiore che possa capitare ad un essere umano. Perché gli animali, tutto sommato, mi sono sempre sembrati in sintonia con il loro corpo e con il loro habitat e non credo che stiano a fare tante scelte.

Insomma all'uomo non basta mai niente. E' anche giusto che vada a cercare il meglio e il di più, ma non per questo deve disprezzare ciò che ha già. La tensione a migliorarsi è uno stimolo evolutivo ma non deve confliggere con l'appagamento e con il godimento di quanto già possediamo.

"Chi si contenta gode" non significa che siamo arrivati anche perché in realtà non arriviamo mai da nessuna parte. Siamo in un continuo viaggio e la saggezza ci consiglia di ammirare con un rinnovato interesse il paesaggio che ci scorre davanti, senza pensare troppo alla stazione di arrivo.

Attenti alla depressione! Può trasformare tutti i colori in un nero continuo, può impedirci di godere del viaggio, può rendere insipido ogni cibo. Abbiamo risorse da vendere, non è giusto impiegarle per distruggerci, usiamole per camminare felicemente sulle strade vecchie e nuove di questo pianeta.

Non può esserci un vento tanto forte da far crollare una roccia ben salda. E noi che cosa siamo? Siamo una roccia o un foglio di carta che anche una brezza trascina via?

Piccola nota: ci troviamo nei giorni del solstizio d'estate che vanno dal 21 al 24 giugno. Il 24 giugno il sole riprenderà il suo cammino ma ora andrà verso sud. I nostri antenati erano molto preoccupati da questo evento e facevano dei grandi fuochi per sostenere il sole. Intanto si davano alla pazza gioia con festeggiamenti e trasgressioni di ogni tipo. Altri tempi!

 
 
 

Catastrofe

Post n°112 pubblicato il 15 Giugno 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Abbiamo capito!

Le organizzazioni internazionali non vogliono che i vari paesi paghino i debiti perché solo così possono spremerli a dovere. Vogliono anzi che si indebitino sempre di più per poter sottomettere e controllare le popolazioni. Le caste sono protette a livello internazionale (avete mai sentito dire che occorre intervenire contro le ruberie legalizzate dei politici e imprenditori del malaffare?).

Bisogna perseguitare i cittadini che lavorano e bisogna fare in modo che i giovani non trovino collocazione.

In Sardegna l'ennesimo referendum è stato aggirato. I nostri ottimi consiglieri forse avranno più soldi di prima o forse prenderanno dalla cassa dei nostri soldi solo alcune decine di euro in meno al mese.

Siamo nel mezzo di una catastrofe e non ce ne rendiamo esattamente conto.

 

 
 
 

E' una guerra?

Post n°111 pubblicato il 11 Giugno 2012 da giovannatilocca
 
Tag: guerra
Foto di giovannatilocca

L'economia virtuale traffica con una quantità enorme di denaro virtuale che non ha alcuna corrispondenza con l'economia reale. Quando gli speculatori di questi soldi virtuali vanno a cercarli, non ci sono e allora occorre pomparli dalle varie popolazioni. Noi stiamo svenandoci per mantenere questi speculatori senza patria che poi sono rappresentati dai poteri delle varie nazioni perché altrimenti non si spiega il meccanismo.
Non so se ho capito bene, ma la cosa mi sembra verosimile. Quando mai l'economia potrà ritrovare un equilibrio e potrà garantire lavoro e diritti alle masse in questa situazione? Le speculazioni non vengono combattute e messe fuori legge perché sono rappresentate in prima persona dai governi e dai parlamenti. Questa è una guerra a tutto tondo, solo che le persone non vengono uccise in combattimento ma vengono depredate sistematicamente del loro denaro in modo che resti loro soltanto la possibilità di sopravvivere di stenti. In realtà questa non è una crisi, ma è il crollo di un sistema che pareva aver garantito alle popolazioni del "primo mondo" benessere e serenità. Quali speranze hanno allora gli altri mondi? Questo rullo compressore ci sta passando addosso e l'unica possibilità è quella di imparare a coltivare il campicello, l'unico, per il momento, che non viene depredato.
Certo che partecipare col voto alla nostra spoliazione mi sembra un crudele masochismo. Nessuno ci salverà, il potere è comunque blindato e controllato a livello internazionale. Ora ho capito quale forma avrà il nuovo Medio Evo. Mi consola pensare che la terra è comunque un grande ventre accogliente che può ridarci una speranza per il futuro. E ancora di più apprezzo il fatto di vivere in un'Isola che ha avuto tante di quelle depredazioni e colonizzazioni che non può temere di peggio. Abbiamo un grande e bel territorio e sta a noi accontentarci di ciò che ci può dare e godere di ciò che ci offre di bello e di buono.

 
 
 

Katherine Mansfield

Post n°110 pubblicato il 07 Giugno 2012 da giovannatilocca
 
Foto di giovannatilocca

Ho finito di leggere i racconti di Katherine Mansfield e devo dire che ricordo ben poco di quanto ho letto. Forse il motivo è che la Mansfield, bravissima come scrittrice, tende a mantenere i fatti su un livello cerebrale, più che raccontare analizza e nell'analisi si perde il filo del discorso. Ho apprezzato molto la ricercatezza delle frasi, l'uso spregiudicato delle parole con accostamenti a dir poco arditi e sorprendenti, ma poi mi son persa il succo del racconto che il più delle volte ha una fine sospesa perché per me la storia non era finita. Pensando a Cechov posso dire che lo scrittore russo è veramente sublime poiché riesce, utilizzando un linguaggio non comune ma aderente alla realtà, a creare atmosfere di assoluta simbiosi con il lettore. Le novelle di Cechov, a parer mio, sono il meglio di quanto si possa desiderare da una lettura che faccia riflettere, entrare in profondità nei personaggi, cogliere l'ironia delle situazioni, con quella semplicità che contraddistingue l'acrobata che si contorce senza apparente sforzo con la massima agilità ed eleganza. Cechov appare spontaneo nel suo narrare e il lettore viene catturato senza possibilità di scampo da quei racconti che vorrebbe non finissero mai.
La Mansfield è decisamente una brava scrittrice ma non è di immediata comprensione. Si rimane affascinati dal suo linguaggio, ma per poter capire a fondo il suo pensiero occorre leggere e rileggere, andare alla ricerca del significato celato dalle sue parole, ricostruire il suo pensiero con i nostri codici. Chissà, forse la rileggerò. Per il momento ho preso in mano "Le onde" di Virginia Woolf e credo di essere capitata male perché non è certo il racconto che cercavo. Vedremo.

........................................

Ho letto due o tre pagine de "Le onde"'e l'ho lasciato dal momento che non ho voglia di leggere qualcosa che mi impegna al massimo per cercare di capire i significati di ogni singola parola e frase.

Adesso sto leggendo "L'opera" di Emile Zola. Niente di che, ma sto andando avanti.

 
 
 

Senza i voti i partiti sono finiti

Post n°109 pubblicato il 23 Maggio 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Un parlamento rappresentativo del paese dovrebbe essere composto da studenti, casalinghe, operai, impiegati pubblici e privati, imprenditori, disoccupati, cassintegrati, esodati, pensionati, professionisti, ecc.

E se proprio vogliamo metterci le escort, mettiamo le vere prostitute, quelle che rischiano anche la vita.

Sono convinta che un parlamento così composto sarebbe il vero specchio del paese reale, l'unico con diritto ad esistere in luogo di assemblee formate da persone fuori dal mondo, perennemente ancorate al proprio bengodi e totalmente ignare dell'asprezza della vita di coloro che rispettano le regole e non sanno prevaricare.

Tale Parlamento sarebbe a costo zero in quanto gli onorevoli avrebbero diritto solo al rimborso delle spese documentate necessarie per svolgere la propria funzione e dopo una legislatura tornerebbero tutti alle loro mansioni.

Per quanto riguarda destra e sinistra forse molti si sono già accorti che sono classificazioni ormai superate. La nostra società è composta da un gruppetto di privilegiati e da una massa di sudditi disorientati, oppressi e angosciati. Qui non si tratta di essere progressisti o conservatori, ma di liberarci dai parassiti per cercare di affrontare la crisi con coesione sociale e con finalità di giustizia economica.

I partiti sono finiti, non hanno più nulla da dire, hanno solo molto da prenderci, se li lasciamo ancora lì a spadroneggiare. Nessuno sa quante macerie farà questo terremoto, ma tutti sappiamo che non vogliamo essere i soli a rimanere senza tetto. Più durerà questo tergiversare più noi pagheremo. Finché siamo in tempo abbandoniamo i partiti, lasciamoli senza voti, togliamo loro il codice di apertura della cassa. Abbiamo questo modo di protesta pacifica, indolore. L'alternativa è lo scontro nel quale saremo solo noi a rimetterci.

Anche Grillo ormai è entrato nella logica dei partiti,  è entrato nella banda dei ladri pensando di modificare il sistema,  ma non è questo il metodo. Bisogna starne fuori per avere la lucidità delle azioni da compiere per togliere i grimaldelli ai malfattori.

I passi da compiere sono:

1. Togliere l'ossigeno ai partiti

2. Eleggere un'assemblea costituente nazionale per riscrivere la costituzione soprattutto nelle parti delle rappresentanze

3. Adeguare il sistema elettorale in modo da avere una vera rappresentanza di cittadini in parlamento

4. Attivare attraverso internet una analisi della situazione del paese sempre aggiornata e formulare provvedimenti in risposta ai bisogni dei cittadini.

La tecnologia ci offre sempre nuovi strumenti e dobbiamo tenerne conto. L'alternativa è il teatrino della politica che ormai non ci diverte più.

 

 

 
 
 

Vittime sacrificali

Post n°108 pubblicato il 20 Maggio 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

La posta in gioco è davvero molto alta. Quante altre vittime dovranno essere sacrificate alla divinità? La paura è un ottimo metodo per sottomettere i popoli. E quando non basta la religione, quando è inefficace lo spauracchio dello spread, e quant'altro, si passa alle maniere forti. Ha funzionato sempre, e continuerà a funzionare. Una strage mette tutti a tacere, lo stato diventa più forte, è quello che ci protegge, che ci dà sicurezza, e noi dobbiamo sottometterci e ubbidire. L'Italia è stata scossa troppe volte da inutile spargimento di sangue che non ha mai avuto colpevoli. I sacrifici umani si fanno ancora oggi e senza tante cerimonie e riti. Ma uccidere delle ragazzine è veramente vigliacco, supera ogni immaginazione. E purtroppo non possiamo farci niente.

Però non possono uccidere le nostre idee, la nostra voglia di giustizia, uguaglianza, libertà. Finché riusciremo a pensare e riusciremo a capire gli eventi, potremo sottrarci all'inganno dei mentitori che ci vorrebbero anche istupiditi dalle loro chiacchiere.

Vorrei proprio sapere che soddisfazione c'è a perseguire i propri fini attraverso il sangue di vittime sacrificali. Possibile che il potere non riesca a trovare altri sistemi?

 
 
 

La crisi del sistema

Post n°107 pubblicato il 16 Maggio 2012 da giovannatilocca
Foto di giovannatilocca

Analizzando più a fondo la situazione osservo che ci sono due cause della profonda e irresolvibile crisi: il fattore esterno che dipende dalle speculazioni finanziarie di chi si arricchisce sui nostri debiti, e il fattore interno che è dato da una classe politica che, vista la mala parata, sta pensando a ramazzare tutto il possibile prima che non ce ne sia più per nessuno.
Noi non possiamo controllare la finanza internazionale ma possiamo esigere che il peso del debito pubblico (fatto dai "padri della patria") ricada su tutti e non solo sui ceti medi e medio-bassi. E siccome i politici non hanno mollato un solo emolumento, né un solo privilegio e stanno dando ampia prova di mala fede, abbiamo il preciso dovere di stopparli, di cacciarli e di scrivere nuove regole che affidino il potere a cittadini (uomini e donne in ugual numero) che, per breve tempo, in pieno volontariato, lo esercitino come servizio sociale. Anche se ruberanno, lo faranno per poco tempo e non avranno modo di acquisire tutte le tecniche del furto dei nostri soldi. Fare l'amministratore pubblico o il legislatore non è un posto di lavoro, è un onorevole servizio reso alla comunità.
Sono sicura che ci sarebbe la fila di volontari/ie per tale servizio. Perché, e lo dico con seria convinzione, in Italia ci sono milioni di persone oneste, capaci, responsabili, in grado di prendere decisioni, molto più di questa massa di malfattori che hanno trovato tutte le strategia per non mollare più la sedia che vanno a scaldare in parlamento (vedi legge elettorale porcellum).

 

Nessun commento:

Posta un commento