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giovedì 21 maggio 2015

Santa Igia e Alghero

Durante la colazione di solito leggo qualcosa. In questo periodo sto sfogliano "Archeologia Viva". Stamattina il latte mi è andato un po' di traverso quando ho letto un articolo dello storico sardo Francesco Cesare Casula su Santa Igia pubblicato  nel n°163 del gennaio-febbraio 2014 a pag .66 e seg. di Archeologia Viva.
Dopo aver fatto una sintesi della storia dell'antica capitale sorta a Santa Igia quando Cagliari fu abbandonata a causa delle incursioni dei cosiddetti barbareschi, lo storico racconta la sua definitiva distruzione ad opera di altri "barbari".
Nella seconda metà del XX secolo nella zona dell'antico sito sono stati edificati il mattatoio, le poste, e un complesso commerciale della Città Mercato. Negli anni ottanta si decide di far passare una strada sopraelevata. Ora lascio la parola allo storico.

"Chi scrive* protestò sui giornali locali, alla televisione e in sede politica presso la regione Autonoma; organizzò sit-in di studenti, e perfino un Congresso, i cui atti furono pubblicati (1983) in un grosso volume intitolato S. Igia, capitale giudicale. Un inestimabile bene archeologico da salvare alle porte di Cagliari. Ma fu tutto inutile. Le foto delle fosse all'epoca scavate dalle ruspe per collocare i plinti della sopraelevata mostrano lo scempio perpetrato sui resti della capitale sepolta. E per finire, una grande distesa di asfalto, versato nottetempo alla luce delle fotoelettriche ..."

*Francesco Cesare Casula

Io mi auguro vivamente che nel frattempo (sono passati più di trent'anni) si sia provveduto ad istituire leggi per la protezione di siti così importanti. Ma veramente piange il cuore se si pensa che parti fondamentali della nostra storia suscettibili di ricerche e studi capaci di far luce in periodi veramente bui come il medioevo sardo siano stati cancellati con tanta scellerata stupidità. E fa crescere la rabbia sapere che c'è stato chi si è battuto con tutte le armi a disposizione per evitare la sciagura ma la sua lotta si è rivelata inutile. 
Eppure se questa sconfitta riesce ancora oggi a darci spunti di riflessione e fa nascere forti sentimenti, ritrova una sua funzione. Infatti fa sorgere in noi l'assoluta necessità di valutare a fondo quanto ci arriva dal passato e di dare la giusta rilevanza a tutto ciò che abbiamo la fortuna di ritrovare dopo secoli o dopo millenni. Tutto ci parla, e noi, in una terra dove i documenti sono una vera rarità, dobbiamo ascoltare ogni messaggio che ci arriva dal profondo buio dei tempi andati. 
La recente manifestazione di Monumenti Aperti che non mi stancherò mai di lodare per la sua enorme valenza educativa nei confronti di giovani scolari e studenti e per la sua funzione culturale rivolta ai visitatori, ha riaperto ferite in coloro che amano profondamente Alghero e vorrebbero che le sue tante ricchezze fossero messe nella giusta luce. Abbiamo capito che le sepolture del cimitero medievale del Qualté sono al momento irrecuperabili e oggi possiamo solo "ammirare" la pavimentazione che le ricopre. 



E all'indomani di Monumenti Aperti ci poniamo diverse domande.
Il Museo archeologico aprirà a giugno? Speriamo. E tutte quelle belle vetrine del Corso Carlo Alberto, del Qualté, del retro della vecchia caserma diventeranno esposizioni d'arte e di prodotti artigianali del territorio? Ce lo auguriamo. 
Sono le amministrazioni cieche e ignoranti che fanno operazioni come Santa Igia. Ci sia di esempio per non commettere gli stessi scempi e operiamo per rendere Alghero un gioiello di cultura e di arte. 


lunedì 18 maggio 2015

Alghero agli algheresi - Cimitero di san Michele

IL CIMITERO MEDIEVALE DEL QUALTE'

Si può fare qualcosa?


- Come può vedere siamo nel Cimitero Medievale di Alghero. Qui sono stati trovati  i resti di circa seicento persone e pare che molti scheletri appartengano ad appestati morti durante l'epidemia del 1582-83.
- Interessante. E dove è il cimitero?
- Qui.
Il visitatore si guarda intorno, pensa di non aver capito, annuisce, ma ha un'espressione interrogativa sul viso.
La spiegazione continua ma il visitatore continua a non capire. Teme di fare una brutta figura e insiste.
- Quindi il cimitero è qui.
- Certo, signore, è qui, sotto i suoi piedi.
- Ma io vedo solo un pavimento.
- E' naturale. Dopo lo scavo la zona è stata sistemata e ricoperta.
- La ringrazio. Buonasera.


Al di là di questo immaginario dialogo mi pongo una domanda: Non si può fare proprio nulla per dare un'idea dell'antico sito ai visitatori?
Forse si può collocare una pavimentazione di ceramica o altro materiale con impresse le immagini della situazione sottostante così come si è presentata a chi ha scavato. Ciò che è stato fatto sui pannelli adagiati per terra si può probabilmente ripetere su un supporto che sostituisca almeno in parte l'attuale pavimento. Naturalmente non penso a piastrelle ma ad una lastra unica che venga posizionata ad un livello leggermente inferiore alla pavimentazione per dare il senso della profondità. È una magra consolazione per chi vorrebbe che la città evidenziasse una continuità tra il suo passato e l'attuale presente, ma è pur meglio di niente. O forse ci sono ancora delle idee migliori. Ciò che più sconcerta è il fatto che si faccia proprio molto poco per dare a cittadini e visitatori la possibilità di conoscere la storia di Alghero.
Restiamo in attesa dell'apertura del museo a giugno (così è stato promesso) e attendiamo che persone veramente sensibili e in grado di capire i fondamentali legami con tutto ciò che ci ha preceduto possano prendere le decisioni relative alle tante memorie che archeologi e storici stanno mettendo in luce nel territorio.
Forse chissà un giorno o l'altro scatterà una piccola scintilla e inizierà ad accendersi una fioca luce per diradare le fitte tenebre caliginose di chi pensa che l'uomo vive di solo pane e che il resto non conta. Forse.
Perché i nostri amministratori sono molto impegnati a trovare nuovi nomi per imporre nuove tasse e non hanno il tempo per fare altro, se non godersi i soldi che si autoassegnano per il loro "servizio". I cittadini devono solo pensare a lavorare sodo tutto il giorno se hanno un lavoro, oppure devono cercare di barcamenarsi accettando di tutto se non hanno un'attività. E devono stare anche attenti perché se vengono scoperti a introitare "in nero" qualche piccola banconota indispensabile alla loro sopravvivenza, devono vedersela con gli organi preposti a controllare le evasioni. I quali organi, siccome non traggono molta soddisfazione dai grandi evasori che si possono difendere, si rifanno sui piccoli. 
Complimenti Italia, sei proprio una grande patria.


Punto 1°
La città appartiene ai cittadini che l'hanno edificata e che con il loro lavoro hanno fatto sì che avesse quelle strutture indispensabili per la residenza degli abitanti e per l'accoglienza dei non residenti.

Punto 2°
I cittadini delegano alcuni di loro perché le risorse del territorio vengano amministrate e gestite nell'interesse della comunità. 

Appunto 1° 
Gli amministratori si sono appropriati della città dimenticando di esserne i semplici gestori. E' come se il fattore di una tenuta agricola ritenesse di esserne il proprietario. 

Appunto 2°
Gli amministratori stabiliscono regole che creano sempre più difficoltà ai cittadini che intendono trarre frutto dal proprio lavoro. Nella loro mentalità di persone che (nella maggioranza dei casi) non hanno mai lavorato e hanno sempre tratto un lucroso reddito dalla politica, il cittadino è un malfattore e un ladro che cerca di arricchirsi a scapito della comunità evadendo le tasse e i balzelli vari. Quindi va castigato.

Appunto 3°
Alghero sopravvive con tanti stenti grazie a coloro che insistono a scommettere sulle personali potenzialità  e lavorano duramente per trarre il necessario da attività che richiedono energie infinite e fede nel futuro.E' la fede che sostiene gli imprenditori locali, in una situazione di corsa agli ostacoli che alla lunga sfianca e scoraggia.

Quesito 1°
Che cosa impedisce l'abbellimento, la cura, la pulizia della città? Dove sono le aiuole fiorite che anni fa rallegravano strade, piazze e passeggiate? 

Quesito 2° 
Che cosa impedisce l'apertura di tutte quelle strutture culturali che sono indispensabili a una città che vive di turismo?
Che cosa impedisce di utilizzare i numerosi locali ottenuti nel Qualtè, nelle zone adiacenti la caserma dei carabinieri, nel Corso Carlo Alberto, e altri?
Quei locali dovrebbero essere adibiti a esposizioni d'arte e di cultura algherese e sarda affidati ad associazioni che ne curino la pulizia e il decoro e che ne facciano una mostra per esporre tutto ciò che il territorio offre di meglio. Un museo diffuso che dia al visitatore la possibilità di cogliere i valori di una società che ha memoria di sé e che procede nella sicurezza delle proprie origini senza mistificazioni. Dovrebbe essere aperto alla Sardegna intera perché la proposta turistica non può restringersi alla sola città ma deve essere una vetrina ampia e completa di millenni di storia sarda.


Il sogno
Il sogno è quello di avere una città con scorci di verde e fiori, libera da ogni sozzura, ricca di proposte d'arte, di artigianato, di produzioni locali. E' poi così difficile ottenere tutto ciò? 
Andiamo incontro alle giovani generazioni, diamo loro la possibilità di restare in città, di mettere a frutto ingegno e inventiva. 
Ricordiamo che la crisi sta creando una massa di esclusi dal processo produttivo ed economico. Non è giusto che chi ha già una collocazione impedisca ad altri di trovare un proprio piccolo spazio. Gli egoismi non possono esistere in una economia di sussistenza come è la nostra. Bisogna che ciascuno ceda qualcosa per permettere a tutti di avere almeno il necessario. Il ruolo della politica è proprio quello di equilibrare la distribuzione delle risorse del territorio in modo che ciascuno possa attingervi. E allora prepariamoci a fare squadra perché chi vuole possa fare e lasciamo cadere la mentalità dell'assistenza. Non è il lavoro che manca, ma è la volontà di rinunciare a qualcosa perché anche gli altri abbiano l'essenziale. E questa non è beneficenza, è giustizia sociale.

Meditate



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