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domenica 10 maggio 2015

Cognomi ad Alghero dal 1700

Si sta costituendo un gruppo per le ricerche genealogiche in Sardegna. Gli aderenti riceveranno documenti da centri sardi e in cambio daranno i documenti del proprio luogo di residenza. Sono personalmente disponibile ad inviare per e-mail le foto di documenti degli archivi di Alghero. Chi vuole partecipare agli scambi potrà inviare una e-mail a tilgio@virgilio.it

Chi intende usare le notizie del post è gentilmente invitato, per correttezza e serietà, a indicare la fonte dell'informazione.

COGNOMI AD ALGHERO DAL 1700


In questo documento del 30 gennaio 1795 il cognome Campagna è scritto Campaña. (vedi il cognome riportato sulla sinistra). Sul documento sia nel cognome della madre che in quello della madrina la lettera enne è raddoppiata.

I COGNOMI DI ALGHERO

Cognomi presenti ad Alghero nei Quinque Libri dell'Archivio Diocesano e nell'Archivio Storico di Alghero.

 La pubblicazione è aggiornata alle ricerche di archivio e quando sono presenti delle date significa che, FINO AD ORA, non ho trovato quel cognome in documenti precedenti. Ciò non esclude che vi si trovi in documenti che non ho ancora reperito.
Preciso che i documenti anteriori al 1866 si riferiscono tutti alla diocesi, poiché l'anagrafe comunale ha iniziato le sue registrazioni nel 1866.


Nel corso del 1700 i cognomi venivano scritti con grafia spagnola. Pubblico qui di seguito alcuni esempi.

AQUENZA- Achenza
BATTALLA - Battaglia
CAMPAÑA - Campagna
CATOÑO - Catogno
CANELLES - Caneglias
CASTELLACCHIU - Castellaccio
CHAMPELLI - Ciampelli (1770) - Campelli
CHIMINO - Cimino  (1770)
ESCANU - Scanu
ESPADA - Spada
ESPANEDDA - Spanedda

Spanedda - 1. Può essere il diminutivo femminile indicante, eventualmente, la filiazione del cognome Spanu; 2. Può corrispondere all’agg. (i)spanedda, detto di “vacca dal manto grigio oppure frumentino chiaro” oppure di “fico d’india poco maturo”
(Massimo Pittau, I cognomi della Sardegna, Carlo Delfino Editore, 1990) 

ESPANO - ESPANU - Spano, Spanu
ESPAÑOLO - Spagnolo 
ESQUINTU - EXQUINTU - ASQUINTU - Schintu
Schintu pare che derivi dal latino ex-cingere. È documentato nel Condaghe di Bonarcado come Skintu e nel Codice di Sorres come Iskintu.*
Esiste in località fuori dalla Sardegna il cognome Giaquinto che potrebbe essere la traduzione italiana di Exquinto.
*(Massimo Pittau, I cognomi della Sardegna, Carlo Delfino Editore, 1990)

FALQUI - Falchi
FATACHU -Fataciu 
GUILLERI - Ghilleri
GUISALBERTI - Ghisalberti
GUISU - Ghisu
LAVAÑA - Lavagna
MOCHA - Moccia
NUGUES - Nughes
OÑO - Ogno
PISQUEDDA - Pischedda

QUELOS - Chelos 
E' un plurale di famiglia e può derivare dalla parola latina caelos (cieli), in sardo chelos, o può essere il vezzeggiativo di Michele che corrisponde al cognome italiano Chelo.

(Massimo Pittau, I cognomi della Sardegna, Carlo Delfino Editore, 1990)

QUERQUI - Cherchi
Cherchi corrisponde al nome di un villaggio medievale Kerki, situato a 5 Km a sud-est di Porto Torres citato frequentemente nei documenti medievali sardi; il toponimo corrisponde al sost. kércu “rovere, quercia”, che deriva dal lat. querqus, cerquus.
(Massimo Pittau, I cognomi della Sardegna, Carlo Delfino Editore, 1990)

QUESSA - Chessa.
Chessa corrisponde al logudorese kèssa “pistaccia, lentischio”, che probabilmente è un relitto paleosardo o nuragico. (DES I 332); compare nei documenti medievali sardi come Cersa, Kersa, Kessa, Quessa. (Massimo Pittau, I cognomi della Sardegna, Carlo Delfino Editore, 1990)

QUIQUI - Chichi - Non è riportato tra i cognomi sardi nel dizionario di Massimo Pittau.
RICHU - Ricciu
SEQUI - Sechi
SILLENT (1784) -  Siglienti
SQUIRRU - Schirru
XARBUNC - Sarbunc (1774)

In un atto di matrimonio del 1729 il paese di Dualchi è scritto DUALQUI.

Una particolarità della lingua algherese è che la lettera "elle" a volte si pronuncia "erre". 
Succede così che il cognome Mula a volte viene scritto secondo la pronuncia Mura, Planeta viene scritto talvolta Praneta e Biola (cognome dell'ostetrica Virginia torinese) diventa Biora.
Anche Galesio subisce la stessa sorte in quanto viene pronunciato Garesi mentre la grafia non cambia. Attualmente si trova il cognome Gallesio diffuso soprattutto in Piemonte. Non meraviglia il fatto che la "elle" doppia sia diventata semplice ad Alghero dove le doppie sono poco pronunciate.
Un altro cognome che potrebbe essere stato cambiato è Baldino che è diventato Bardino sempre per la pronuncia della lettera elle che diventa erre.
Nel Settecento è arrivata in città la famiglia Giraldi e in breve tempo si trovano nei documenti le due grafie, Giraldi e Girardi, indifferentemente.

 Ecco alcuni cognomi di famiglie algheresi

ADAMO - ADAMI
Cognome proveniente dalla Campania. Ad Alghero c'è il Vicolo Adami che probabilmente si riferisce all'avvocato Adami. 
Nel 1886 il segretario comunale era l'avvocato Gaetano Adami.

ALIVESI - LIVESI
 E' un cognome di origine corsa. In Sardegna è presente da vari secoli. A Ittiri c'è l'ospedale Alivesi. Di due Alivesi parla Pasquale Tola. Ad Alghero il cognome era molto diffuso nel 1700 e nel 1800. Anche oggi risiedono in città numerosi Livesi e Alivesi, alcuni provenienti da Villanova.

CAMARADA - CAMERADA 
Cognome di origine meridionale, forse siciliana.
Può corrispondere al sost. camerada,«camerata, allegra brigata» e forse anche «compagno d’armi ».*
I Camerada sono tuttora molto presenti ad Alghero. Il primo documento sino ad ora trovato è un matrimonio celebrato il 23 settembre 1725. Antonio Pietro Usai si sposa con Giuseppa Camarada. Testi Salvatore Lebiu?, e Antonio Iaia?. Il documento è difficilmente leggibile ma i cognomi degli sposi sono chiari.
Da un altro atto di battesimo veniamo a sapere che una delle famiglie Camerada aveva per soprannome Campino. Il documento dice che il 3 ottobre 1800 nasce Maria Domenica Francesca Camarada figlia di Antonio Maurizio e di Giuseppa Galzerin. Madrina è Pasqualina Camarada (soprannome Campino). 

Secondo Ciro Fadda che ha pubblicato un elenco di soprannomi algheresi Campino potrebbe derivare da un cognome pronunciato in modo errato.

Intorno al 1779 un Francesco Campelly sposa Maria Anna Camarada e il soprannome Campino potrebbe proprio derivare da Campelly. Il cognome Campelly/Campelli si trova scritto anche Champelli e quindi Ciampelli.


Nel novembre 1739 Bernardo Champelly è padrino di battesimo con Isabella Olla.
Il 21 maggio 1776 Claudio Champeli. è il padrino di cresima di Antonio Fatachiu.
Sotto la forma Ciampelli è ancora presente in città mentre la forma Campelli non si trova più.
*(Massimo Pittau, I cognomi della Sardegna, Carlo Delfino Editore, 1990)

CERAVOLA - CIARAVOLA- CELLAURA- SCERAVOLA
Ceravola è un cognome di origine meridionale, tra Sicilia e Calabria. I Ceravola di Alghero provengono da Livorno dove sono arrivati partendo dal sud dell'Italia.
 Il primo documento ad Alghero è il matrimonio tra Raffaele Ceravola e Nina Serra celebrato il 22 giugno 1857. Gli sposi sono andati a vivere a Livorno per tornare in città nel 1870.
I Ceravola fino alla prima metà del novecento erano tutti marinai


FERRALIS - FERRARI - FERRARO - FERRARIS

Cognome proveniente ad Alghero dalla Campania e in particolare da Capri. Ad Alghero è molto diffuso nel 1800.
Il ferraro è il fabbro e il cognome può trarre origine dal mestiere.

FUSCO
Fusco è un cognome di origine campana. Nel 1930 Maria Giuseppa Fusco, nata a Ittiri, sposa un Ceravola di Alghero.

GARIBALDI - GALIBARDI - GALIBARDU - GARIBARDI
Fin dal 1700 ad Alghero sono presenti numerose famiglie con questo cognome. Provengono dalla Liguria, soprattutto da Alassio.
Al  momento il primo documento trovato è il matrimonio celebrato il 23 settembre 1662 tra Antonio Garibadu di Santo Stefano, Riviera di Genova,con Antonia de Cimiquelis?, di Genova. Testi Augusto Misuru?, e Pasqualino? Bonavia.
Non ho trovato fino ad ora una parentela tra i Garibaldi di Alghero e Giuseppe Garibaldi (che era nato a Nizza).

GALCERIN - GALZERIN - GALZERINO - GALZEVINO
Il primo Galzerin  trovato è del 1769. Giuseppe Diego Galzerin è un padrino di cresima. Il cognome è abbastanza diffuso ad Alghero nel 1700 e un po' meno nel 1800. Galzerino è un cognome ancora presente in Sardegna, soprattutto a Cagliari.

ROSELLA - RUSELLA - RUSELLO - ROSSELLA
Cognome di probabile origine spagnola ancora diffuso ad Alghero.
 In catalano  rosella è il papavero.
Il primo documento che ho trovato con questo cognome è un matrimonio: Rosario Roseli di Sicilia il 23 dicembre 1731 si sposa con Gaetana Fundoni. Testi  Aemar? Demuru?, e Didaco Cubeddu.
Nei 1752 in documenti riguardanti due figlie di Rosario il suo cognome è Rusella e nel 1770 quando fa da padrino è Roselli mentre la figlia citata nello stesso documento è Rosello. Al momento non ho trovato legami tra questa famiglia e le altre di poco successive (1740).
I Rosella del 1800- primo 1900 erano quasi tutti agricoltori.

SERRA
Cognome molto diffuso nelle terre europee che si affacciano sul Mediterraneo occidentale.
Ad Alghero le famiglie con questo cognome sono molto numerose e hanno varie provenienze.
Da un atto di morte veniamo a sapere che il soprannome di una famiglia Serra è Mustazzu (Baffo?). Il soprannome è ancora presente in città. Il documento è il seguente.
Il 21 agosto 1855 muore Ignazio Serra di 50 anni figlio del fu Antonio e della fu Giuseppa Sartori. Accanto al cognome è scritto Mustazzu.
Il soprannome potrebbe avere anche attinenza con il termine "mostazzaffo" che nel periodo spagnolo designava il sovrintendente ai mercati e vigilava su tutto ciò che concerneva la quantità e qualità dei viveri nelle città regie. La carica fu abolita nel 1836. (1)
Naturalmente questa è solo una mia ipotesi che non ha alcun riscontro nei documenti e si basa soltanto sulla somiglianza tra i due termini. In spagnolo il mostazzaffo è l'amostassen e l'assonanza con Mustazzu è anche maggiore che con l'italiano. Bisognerebbe provare il nesso tra la famiglia e la carica in questione. O si tratta di un soprannome messo per scherzo?

Altri soprannomi dei Serra sono Lu Cuntì (il contino - ancora presente) e Baul.

Giuseppe Dessì parlando del cognome Serra dice che era un "cognome aristocratico e antichissimo dei Giudici d'Arborea." I de Bas Serra furono giudici d'Arborea. (2) 

Tra i cognomi di origine catalana presenti ad Alghero cito Pons che era molto diffuso nel settecento e ottocento e probabilmente Canelles/Caneglias ancora presente.

(1) Fonte: Dizionario Storico Sardo, F.C. Casula, Carlo Delfino Editore
(2)Giuseppe Dessì, Paese d'ombre, Ilisso, 1998, pag.175 


UN MATRIMONIO A SORPRESA


Il 23 gennaio 1732 si celebra un matrimonio anomalo, in quanto gli sposi non si recano in chiesa, ma si sposano per strada. Nei Promessi Sposi don Abbondio scappa sempre davanti a Renzo e Lucia che vorrebbero coglierlo di sorpresa per sposarsi con una formula usata in alcuni casi particolari. Vediamo ora il documento. Non tutti i termini sono leggibili, ma il senso del documento è chiaro.
 
Fas fe Juan Bau.ta Clavi domer estant parlant ab don Ignas Caxola davant la pensa? de Girones en las quatra cantonadas compareguè Bernard Zampeli soldat de la compagnia de Basallen?, del estat de Fiorenza y Maria Dominiga Baia fadrina de la present siutat, y se desposaren en mia presensia aquesta es ma muller, y ella aquest e mon marit  teg? = de presents don Ignas Caxola, y Juan Bau.ta Carta =

Nel documento sono nominate las quatra cantonadas che evidentemente hanno una lunga storia, sempre che indichino la stesso luogo, cioè l'incrocio del Corso Carlo Alberto con la via Gilbert Ferret..

Il 7 luglio 1732 nasce Luigi Francesco Bernat Sampeli figlio di Bernat Sampeli del Granducato di Firenze e di Maria Domenica Baia. Sono padrini Francesco Girony/Girones e Maria Ignazia Girony/Girones.


Riporto di seguito alcune notizie tratte dai Quinque Libri della parrocchia di Santa Maria per indicare la provenienza di alcuni cognomi presenti in città nel 1700-1800. 
PP sta per padrini. Le parole seguite da un punto di domanda sono di lettura incerta. I cognomi in grassetto erano particolarmente diffusi in città. Non sono evidenziati i cognomi tuttora presenti.

Il 12 febbraio 1726 Salvatore Angelo Nieddu si sposa a casa con Giuseppa Ortu. Testi il Magnifico Giorgio Ayraldo console della Serenissima Repubblica di Genova e il tenente Salvatore Esquintu.


DOCUMENTO RIPORTATO IN ORIGINALE

Dia 25 de gener 1727

Fas fée Antoni Rodò domer, de orde del S. Vicari G. Salvagnolo lo Lei?, Juan Baptista

 Ledda?, ha desposat a Antoni Kirieleizò, alias Sargient la Granatta, natural de Messina

 en Sicilia, y Maria Cathalina Menali de la ciutat de Ibrea (Ivrea) en Piamonti solters,

 presens per testimonis Maurissi Morena sargent, natural de Limon en Piamonti, y Nicolau

 Prinseli/Rinseli natural de Consencia (Cosenza) ex Calabria, tots del segons batallò del

 Rt. de Sicilia; no se ha fet monestassiò alguna, en faes Die et anno.


Nel febbraio 1745 nasce Francesco figlio di Serafino Candia della nazione napoletana e di Teresa Simon. PP don Antonio Recco della nazione genovese e Maria Antonia Patria?

Il 13 novembre 1745 nasce Giovanni Battista Antonio Luigi figlio di Giacomo Giusalberti della città di Bergamo e Maria Caterina Via. PP Santino Valero/Balero fu Bartolomeo di Sestri Levante e Angela Valero dello stesso luogo.

Il 15 maggio 1746  Giuseppe La Paz portoghese si sposa con Teresa Arduina di Nizza nella casa del conte V.bilis Magliano dell'Ordine Provisonis RR. Canonici. Testi  Giuseppe Sanna algherese e Giovanni Pinna di Cossoine.

Il 14 gennaio 1747 Cesare Goriani di Sestri si sposa con Giuseppa Langasco di Alghero nella chiesa della B.M.V. della Mercede. Testi Pietro Sechi di Monteleone e Lazaro Cuesta? Algherese.

Il 6 luglio 1757 muore Giuseppe Irlan figlio di Francesco Irlan algherese e di Maria Giuseppa Asque/Asquer di Alassio in Genova. Ha sette mesi e viene sepolto in cattedrale.

Il 29 agosto 1758 munito di tutti i sacramenti muore Francesco Izzo figlio di Vincenzo Izzo di Torre del Greco. Ha 29 anni e viene sepolto in cattedrale.

Il 23 marzo 1760 Giovanni Vaconaci della Grecia si sposa in cattedrale con Anna Maria Calcadorgia vedova della Corsica domiciliata ad Alghero. Testi Rev.do Giovanni Battista Tavera e nobile don Giuseppe Lavagna algheresi.

Il 22 maggio 1760 Antonio Nobili di Sisco in Corsica si sposa in cattedrale con Maria Angela Ferrandini della Corsica e domiciliata ad Alghero dall'infanzia. Testi Pietro Lay algherese e Giovanni Valerio Graxiani della Corsica.

Il 14 agosto 1760 Pietro Giordano (di Michele e di Anna Maria Contie?), di Monestier de Briançon nella provincia Delfinato in Gallia si sposa con la vedova Maria Antonia Monet Rivolta (di Domenico Monet e Orolie Mella) della città di Trani nel Regno Napoletano.

Il 6 settembre 1760 Gavino Era di Pattada si sposa in cattedrale con Vittoria Masala. Testi Rev.do Francesco Sanna e Rev.do Proto Tola rettore del Seminario Tridentino.

Il 27 ottobre 1760 Antonio Maria Musso vedovo di Sestri in Genova si sposa con Maria Maddalena Guana di Ajacio in Corsica nella chiesa della B.M.V. del Carmelo Testi R.do Padre frate Giuseppe Maria Mazzoni carmelitano e Gerolamo Valero (Balero).

Il 21 dicembre 1760, premessa un'unica pubblicazione e dispensate le altre due per giusta causa, Crescenzio Piro di Torre del Greco si sposa con la vedova Maria De Sara. Testi Andrea Liucchiu e Lorenzo Speranza napoletani. 

Il 21 dicembre 1760, dispensati dalla terza pubblicazione per giusta causa, Giuseppe Pira di Torre del Greco si sposa con Teresa Sassu di Sassari nell'Oratorio di Santa Croce. Testi Rosario Rosella e Salvatore Serra.

Il 6 aprile 1761, dispensate le pubblicazioni, Michele Bacrachi Stefanopoli si sposa con Maria Regina fu Dimas provenienti da Montresta, alias San Cristoforo della diocesi di Bosa e nati ad Ajaccio in Corsica. La cerimonia avviene nel Palazzo Episcopale. Testi Michele Murru e Lorenzo Borete di Cavagnano in Piemonte.

Il 3 ottobre 1761 dispensate le tre pubblicazioni per giusta causa, Giuseppe La Pec Tlissionensen?, in Lusitania (Portogallo) vedovo si sposa con Gabriella Amparad. Testi Andrea Sentilli di Venezia e Andrea Poinu?, piemontese.

Il 10 settembre 1762 muore Maria Valero/Balero figlia di Gerolamo Valero/Balero genovese e di Maddalena Bertoro della Corsica. Ha un anno e viene sepolta nella chiesa del Carmelo. 

Il 5 aprile 1763 Maria Maddalena Cristina figlia del j. v. dr Paolo  Martillunc e di Teresa Fresco viene battezzata nell'utero materno per imminente pericolo di vita. L' 8 aprile è stata battezzata sotto condizione in chiesa dall'arcidiacono dr. Giovanni Antonio Martillunc. PP Giuseppe Martillunc e Maria Mura.

L'8 novembre 1763 muore Giovanna Maria Teresa di Gavino Era di Patada e Vittoria Masala di 29 giorni, e viene sepolta in Cattedrale.

Il 9 novembre 1763 muore Francesco Giuseppe di Pietro Lay di Bosa e M. Giuseppa Pinna di sei mesi. Inumato nell'Oratorio dell B.M.V. del Rosario.

Il 12 novembre 1763 muore Gerolama di Gerolamo Balero genovese e di Maddalena Bertoro dell'Isola di Corsica, di sei mesi, seppellita nella chiesa della B.M.V. del Carmelo.

Il 10 agosto 1775 nasce Carlo Michele Gallesio figlio di Marco Gallesio di Alba in Piemonte e di Vittoria Favella. PP Michele Valero e Rosa Reco. Ben presto Gallesio è diventato Galesio.

Il 14 agosto 1775 nasce Maria Chiara Adelaide figlia di Camilo Mariotti di Bologna e di Maria Teresa Demarqui. PP Ignazio Raimondo Quiqui? di Torino e Caterina Demarqui.

Il 13 agosto 1786 nasce Nunzia Maria figlia di Gerolamo Ballero da Sestri in Genova e di Teresa Burasina proveniente dalla Corsica. PP Domenico Balero e Bianca Maria Caval. 

Il 18 gennaio 1787 dispensate due pubblicazioni Domenico Balero si sposa con Bianca Maria Caval. Testi Giuseppe Melis e Antonio Crasta.

Il 20 gennaio 1787 dispensate due pubblicazioni, Nicola Ramella vedovo si sposa con Maria Felice Sanpolo di Ajaccio. Testi R.do Francesco Marinetto e Francesco Pietro Canu.

Nel novembre 1795 muore Carmina Fresco di Torre del Greco di circa 30 anni, e viene sepolta in cattedrale.

Il 5 febbraio 1798 nasce Francesca Dorotea Mura figlia di Francesco Giuseppe Mura e di Elisabetta Pirisi. PP Raimondo Enrico (fu Giuseppe Enrico di Genova e della vedova Giovanna Maria Alziator) e Giovanna Maria Alziator.


Il 14 gennaio 1802 nasce Giovanni Giacomo Efisio Felice figlio di Pietro Maria Giannorsi/Gianorso della Corsica, cioè Carvo?, e di Rosa Aizza/Izza. PP Giovanni Penca?, di Ivrea in Piemonte e Caterina Ribaudi.

Il 3 agosto 1809 nasce Domenico Ignarra figlia di Giuseppe e di Angela Cimino di Ercolano. PP Aniello Scognamino di Ercolano e Pasqualina Corbia.


Le notizie tratte da documenti relativi a persone con cognome tedesco si trovano nel post Cognomi Tedeschi ad Alghero.


Invito coloro che trovassero inesattezze a comunicarmelo con un commento o con una e-mail.
Ringrazio inoltre coloro che volessero fornirmi ulteriori notizie e precisazioni. In particolare sono interessata ai cognomi Rosella, Alivesi, Ceravola, Camerada e Serra.
La mia e-mail è tilgio@virgilio.it










martedì 7 aprile 2015

I Nuragici navigavano?




I  NURAGICI  ERANO ABILI  NAVIGATORI?

Questa domanda attualmente appassiona tutti coloro che di volta in volta si interessano di quesiti più o meno irresolvibili. La Sardegna è Atlantide? Gli Shardana erano sardi? I nuragici scrivevano?
Ora è di moda parlare di navigazione.
Al di là della facile ironia credo che sia giusto nutrire curiosità per il nostro passato anche nei settori meno esplorati e meno noti. Certo sarebbe bello poter conoscere a fondo gli eventi che hanno connotato le varie culture della nostra Isola ma purtroppo in assenza di fonti scritte dobbiamo procedere per ipotesi e dobbiamo andare molto cauti nell'enunciarle.
In primo luogo è indubbio che i popolatori dell'Isola fossero dei navigatori poiché, anche senza documenti in proposito, dobbiamo pensare che i neolitici siano giunti in Sardegna su barche. La fine dell'ultima glaciazione risale a circa 12 mila anni fa e gli uomini, che potevano fino ad allora circolare molto più agevolmente tra le terre emergenti da un mare Mediterraneo molto meno esteso e profondo, si sono dovuti ingegnare per continuare ad effettuare i loro spostamenti. È pur vero che la nostra terra è stata frequentata fin dal paleolitico ma non vi sono elementi di continuità tra paleolitico e neolitico per cui si può ipotizzare che quegli antichi visitatori se ne siano andati così come sono venuti o si siano estinti.

Circa 6000 anni a. C. gruppi umani provenienti dalle coste del Mediterraneo approdavano sulle nostre spiagge e vi trovavano le condizioni per sostentarsi e per espandersi. Non possiamo sapere se queste genti, arrivate dal mare, lo abbiano poi frequentato. 
Su quegli antichi viaggi rimangono alcuni interrogativi: chi si avventurava per mare in tempi tanto antichi? Che cosa cercava? Qual era lo scopo del suo spingersi in zone sconosciute, mettendo a repentaglio la propria vita? Sapeva già di trovare un approdo o andava alla ricerca di un ipotetico luogo dove trovare pace e benessere? Oppure aveva sbagliato rotta o era stato spinto dalla tempesta sui nostri lidi? Tutte queste sono domande senza risposta, al momento.

Sappiamo che tra il 6000 e il 4000 a. C. si è sviluppato il commercio dell'ossidiana sarda che è stata trovata in Corsica, Toscana, Liguria e nella Francia meridionale.
Chi esportava il prezioso vetro vulcanico? Erano i nostri neolitici? A rileggere i luoghi di approdo pare proprio che la rotta segua la costa della Corsica, e le isolette del Tirreno fino alla Toscana. Inoltre si può ipotizzare anche una rotta che dalla Sardegna costeggi la Corsica per raggiungere la Liguria e la Francia. I navigatori erano i Sardi o gli acquirenti di ossidiana? Immaginando il percorso si arriva alla conclusione che non doveva essere difficile per chi partiva dalla Sardegna approdare sulle coste italiane o francesi. Il sole offriva un ottimo orientamento per chi doveva dirigersi a nord e l'approdo era sicuro, visto che davanti si trova solo terra. Più problematico e lungo appare il percorso inverso, poiché la rotta più sicura appare quella che costeggia fino alla Toscana per poi dirigersi verso la Corsica.
Il tempo passa, e anche l'ossidiana passa di moda. Arrivano l'età del Rame e l'età del Bronzo. Ma i metalli, che sono fondamentali per le nuove generazioni, non si trovano dappertutto. Ed è proprio il commercio dei metalli che dà un impulso fortissimo alla navigazione. Siamo ormai nel III millennio a. C. e le tecniche di costruzione navale come le abilità nell'andare per mare si sono evolute.
Un prezioso elemento di informazione sugli spostamenti di genti e culture ci arriva dalla presenza del bicchiere campaniforme (beaker) diffuso in tutta l'Europa e nel Nordafrica. In Sardegna il beaker arriva dalle coste iberiche e francesi intorno al 2100 a.C. e dalla nostra isola raggiunge la Sicilia. E' interessante il fatto che la Sardegna facesse da ponte tra le coste europee e la Sicilia*.
Sappiamo per certo che la navigazione si è sviluppata per motivi commerciali e sappiamo che i primi popoli navigatori del Mediterraneo sono i Micenei. Basta dare uno sguardo al Mar Egeo per comprenderne la logica. Non vi è luogo più idoneo per la navigazione lungo la costa.
La storia ci racconta delle attività marinaresche dei Micenei, ci parla dei commerci di Creta e di Cipro. Ad Olbia e in altri siti della costa sarda sono state individuate ancore di pietra di tipo cipriota. pare dunque che i commerci tra Cipro e la Sardegna siano stati intensi alla fine della tarda età del Bronzo (XII sec. a.C.)**.
I Micenei raggiungono l'apice della loro attività marinara intorno al XVI-XII secolo a. C***. In seguito il loro predominio sul Mediterraneo cessa e intorno al 1000 il loro posto viene preso dai Fenici. Perché la storia non parla della navigazione dei Nuragici che nel frattempo, in piena età del Bronzo, ricoprono il territorio sardo di torri?

* Archeologia Viva - Prima Sicilia - n° 63, Maggio-Giugno 1997 p. 52
**  Archeologia Viva -Cipro e il Mediterraneo - n° 99,Maggio-Giugno 2003, pag. 52
***Archeologia Viva -Intervista a Sebastiano Tusa - n°180, Novembre-dicembre 2016, pag. 72

Intanto per la gente di mare i tempi si sono fatti più duri. Chi commercia nel Mediterraneo non vuole concorrenti e ciascun popolo ha le sue rotte. Gli Etruschi  possono trafficare nell'alto Tirreno (VII-VI sec. a.C.), i Greci devono accontentarsi dell'Egeo e del Mediterraneo fino alla Sicilia mentre le rotte verso l'Africa, la Sardegna e la Spagna sono dei Fenici e in seguito anche dei loro parenti Punici. Ai rischi connessi con la navigazione si aggiungono così i pericoli rappresentati dai pirati. Potevano i nostri Nuragici trovare un pezzetto di mare per mettere in acqua le proprie navi?
L'ipotesi che i nuragici fossero abili navigatori si fonda soprattutto sulla presenza davvero molto rilevante di modelli di barche realizzate in bronzo e in terracotta. Pare che i manufatti fossero degli ex voto oppure semplicemente lampade.
Alcuni studiosi tendono oggi a riequilibrare la questione. Ragionevolmente non si può pensare che i nuragici potessero esercitare la navigazione commerciale in un Mediterraneo già suddiviso tra tante potenze ma non si può neppure credere che il mare fosse per loro uno sconosciuto. Anche per i Sardi il mare rappresentava una via di comunicazione per il trasporto delle merci. Allora si può ipotizzare una navigazione costiera che includesse anche la Corsica occidentale. Infatti la Corsica orientale era già trafficata dai Greci che vi avevano fondato Aleria (565 a.C.). Piuttosto si sta rivalutando l'ipotesi che i Greci si fossero insediati anche in Sardegna, ad Olbia.
Il discorso navigazione si, navigazione no, finisce comunque con l'arrivo dei Cartaginesi. Polibio nelle sue opere storiche riporta il primo trattato tra Cartagine e Roma risalente al 509 a.C. Vi si dice chiaramente che né 

«a queste condizioni ci sia amicizia fra i Romani e gli alleati dei Romani e i Cartaginesi e gli alleati dei Cartaginesi: né i Romani né gli alleati dei Romani navighino al di là del promontorio Bello (che delimitava il golfo di Cartagine), a meno che non vi siano costretti da una tempesta o da nemici. Qualora uno vi sia trasportato a forza, non gli sia permesso di comprare né prendere nulla tranne quanto gli occorre per riparare l'imbarcazione o per compiere sacrifici, e si allontani entro cinque giorni. A quelli che giungono per commercio non sia possibile portare a termine nessuna transazione se non in presenza di un araldo o di un cancelliere. Quanto sia venduto alla presenza di costoro, se venduto in Libia o in Sardegna sia dovuto al venditore sotto la garanzia dello stato. Qualora un Romano giunga in Sicilia, nella parte controllata dai Cartaginesi, siano uguali tutti i diritti dei Romani. I Cartaginesi non commettano torti ai danni degli abitanti di Ardea, Anzio, Laurento, Circei, Terracina, né di alcun altro dei Latini, quanti sono soggetti; nel caso che quelli non soggetti si tengano lontani dalle loro città: ciò che prendano, restituiscano ai Romani intatto. Non costruiscano fortezze nel Lazio. Qualora penetrino da nemici nella regione, non passino la notte nella regione».

Polibio, Storie

Per maggior precisione e in attesa di verifiche aggiungo che comunque occorre valutare bene i tempi.

1°- I bronzetti sono datati dal IX secolo a. C., periodo nel quale il Mediterraneo era abbondantemente colonizzato.
2° - La civiltà cretese entra in crisi nel XIII sec. a. C. 
Pare che nel 1100 a. C. i Fenici siano arrivati a Cadice in Spagna
Nel VII - VI  secolo gli Etruschi si aggiungono ai popoli navigatori
Forse il Mediterraneo poteva essere più accessibile tra il 1200 e il 1100 a.C., ed allora dobbiamo ipotizzare che i nuragici navigassero prima del predominio fenicio. Ma non ci sono arrivati bronzetti né modelli di navi ascrivibili a quel periodo.
3° - In assenza di documenti si possono fare tante ipotesi, ma purtroppo non si possono avere certezze.

Rileggendo l'opera di Ettore Pais, "La Sardegna preromana", trovo conferma dei miei dubbi. Egli infatti confuta l'ipotesi che i Popoli del Mare (tra i quali gli Shardana) che avevano aggredito l'Egitto dall'ovest nel XV - XVI secolo a.C. siano da identificare con i Sardi, i Siculi, i Tirreni, gli Achei e i Lici.
Trova molto improbabile che, in un periodo nel quale i Fenici "non avevano oltrepassato il secondo bacino del Mediterraneo" vi fossero già dei navigatori tanto arditi da navigare così frequentemente e così lontano dalla patria per incontrarsi al fine di formare una alleanza per assaltare l'Egitto. Intorno al 1000 pareva già un'impresa grandiosa la spedizione contro Troia che pure non era tanto lontana dalla Grecia.
Per quanto riguarda i Tirreni la più antica notizia delle loro azioni di pirateria risale all'VIII secolo*.

* Ettore Pais, La Sardegna preromana, Ed Trois, Cagliari, 1881, pp. 261-262


La navigazione in quegli antichi tempi era connessa al commercio. Che cosa commerciavano questi popoli sardi in tutto il Mediterraneo, e come è possibile che di questi traffici non sia rimasta alcuna memoria? 

Tutto è possibile, ma tutto deve avere una motivazione e una logica. 

INVASIONI DEI POPOLI DEL MARE
Intorno al 1200 a.C. alla fine della tarda Età del Bronzo si registra nel Mediterraneo la fine del clima pacifico che aveva favorito i liberi scambi. Nell'Egeo, nel Mediterraneo Centrale e in Anatolia si verificano condizioni instabili che causano gravi disordini. La conseguenza è un massiccio spostamento di popolazioni alla ricerca di migliori condizioni di vita nel Mediterraneo orientale. I rifugiati cercano dimora in varie regioni del Levante e a Cipro, talvolta pacificamente e in altri casi no. Sono le invasioni dei Popoli del mare che a più riprese portano scompiglio nel Mediterraneo nel XIII sec. a.C.
Alcuni profughi originari dell'Egeo trovano collocazione a Cipro dove si uniscono alla popolazione portando con sé il proprio vasellame da cucina e le proprie tecniche di tessitura. In Palestina si nota l'introduzione di elementi culturali micenei come vasellame, pesi da telaio, vasche da bagno, focolari centrali.
Tra i nuovi abitanti di Cipro ci sono gruppi provenienti da Creta e dal Mediterraneo occidentale.

Scavi a Pyla-Kokki-Nocremos hanno fatto ritrovare un gran numero di vasi da stoccaggio di ceramica sarda, la handmade Burnished ware, i cui centri di produzione si trovano in Sicilia e in Sardegna. Tra i popoli del Mare vengono nominati gli Shekels (Siculi) e gli Shardana (Sardi).
Archeologia Viva n° 159 - maggio-giugno 2013, pag. 47

Ma non tutti sono d'accordo sull'identità dei Popoli del Mare. 
Secondo Paolo Matthiae, docente di Archeologia e storia dell'arte del Vicino Oriente Antico nell'Università di Roma "La Sapienza", i Peleset sono i Filistei stanziati lungo la costa meridionale del Levante, i Tjekel o Shekelesh noti come pirati sono attestati verso  il 1100 sulla costa centrale della Palestina, gli Sherden potrebbero aver abitato in parte la piana costiera e le valli della Palestina settentrionale, i Denen erano un elemento importante della popolazione della Cilicia  e infine nei Tersh alcuni riconoscono lo stesso nome nei Tirreni o Tirseni, cioè gli Etruschi. 
Evidentemente ancora mancano troppi tasselli per poter ricostruire la storia dei popoli del mare.

Paolo Matthiae, "Messaggi di civiltà dall'Oriente Antico", Archeologia Viva n° 74, Marzo-Aprile 1999, p 69.

Articolo sottoposto a verifiche.







AGGIORNAMENTO 27 GENNAIO 2019

Il 26 gennaio  nell'edificio chiamato "Museo Casa Manno" è stato presentato il libro "L'impero dei popoli del mare" di Valeria Putzu.
Nel corso dell'incontro la relatrice ha illustrato numerosi reperti che testimoniano un intenso traffico tra la Sardegna e la penisola Iberica. Tali contatti sono stati ascritti ufficialmente al 1200 a. C. ma secondo la Putzu in Catalogna si trova ossidiana del Monte Arci che risale al V-VI millennio a.C.
Questo fa supporre che già in quel periodo i Sardi  solcassero i mari per commerciare.

Posso aggiungere alcune mie riflessioni precisando che spesso, in tempi così antichi, il commercio si svolgeva per tappe. I mercanti Sardi giungevano alle Baleari con il loro prezioso carico che poi veniva trasportato nella penisola dai naviganti delle isole iberiche. Ciò non toglie che i Sardi siano anche sbarcati nella penisola Iberica in tempi tanto antichi. Non dimentichiamo che avevano raggiunto la Sardegna via mare già 6000 anni a.C., quindi possedevano imbarcazioni e conoscevano l'arte nautica.
Piuttosto può essere accaduto che la loro presenza nei mari sia stata limitata  e anche ostacolata nei periodi successivi dallo sviluppo di altre popolazioni che basavano la loro economia sui traffici marittimi, come i Fenici. Erano tempi duri per tutti, e la pirateria era praticata già da allora. Avere il predominio sul mare significava espandere i commerci e arricchirsi perché comunque si trattava di svolgere attività ad alto rischio e chi le praticava aveva importanti vantaggi economici.
Mettere in contatto le coste del Mare Mediterraneo, scambiare i prodotti di tutti i paesi che vi si affacciavano, diffondere allo stesso tempo culture, idee, tecnologie, è stato un elemento indispensabile per lo sviluppo della grande civiltà che poi Roma ha sintetizzato ed ulteriormente diffuso anche nell'entroterra.

Torniamo ora allo studio di Valeria Putzu che ha delineato inoltre  delle vie fluviali e terrestri che attraversavano la penisola Iberica fino a raggiungere, via Francia, la Gran Bretagna dove si trovava lo stagno indispensabile per ottenere il bronzo. Le sue deduzioni si basano sulla somiglianza di costruzioni, di graffiti, di reperti iberici e sardi, e anche sulla toponomastica. Credo che occorrano ulteriori studi e possibilmente simulazioni con i mezzi di trasporto dell'epoca, per ottenere una maggiore attendibilità. Oltre a ciò è bene ricordare che l'ossidiana sarda è stata trovata anche in altri siti non iberici. Quindi i Sardi si spostavano nel bacino del Tirreno raggiungendo diverse coste e questo implica altre ricerche.
E poi sorge spontanea la domanda: gli Iberici o i Balearici venivano in Sardegna?

Per quanto riguarda l'annoso problema (emerso nel corso della presentazione), della chiglia delle navi sarde, assente nei modelli, sembra che le navi nuragiche fossero effettivamente a fondo piatto.  Sarebbe interessante fare delle simulazioni per verificare il comportamento di una nave senza chiglia, munita di altri accorgimenti come degli stabilizzatori, in mare aperto.

4 luglio 2021
Sabato 3 luglio 2021 alle ore 18,30 nella Sala Mosaico del Museo Archeologico della città, l'egittologo Giacomo Caviller ha presentato il suo libro Shardana: navigatori e guerrieri nell'Egitto Ramesside - fonti, storia e mito.

Chi è interessato all'argomento può aprire il seguente sito:
https://www.lanuovasardegna.it/tempo-libero/2021/05/12/news/cavillier-e-il-mistero-degli-shardana-1.40266186


martedì 9 settembre 2014

Alghero pulita




Piccola gradinata che unisce il Lungomare Dante alla via Gramsci. A chi spetta la sua manutenzione?
(Foto del 9 maggio 2014)

CITTÀ PULITA.

Non vi è nulla di più efficace che lo spirito di emulazione. Perché non si fa la giornata di Alghero pulita e non si fa vincere il rione più pulito? Che cosa si vince? Si vince il diploma di rione più pulito. Chi stabilisce il vincitore? Un filmato che mostra come le strade sono pulite, prive di bisogni e di pipì di cani e di cartacce e con le auto parcheggiate secondo norme e regole. Chi filma? Un piccolo gruppo di abitanti volontari incaricati di farlo. Chi vede i filmati? Un gruppo di volontari che si incarica di visionarli. Chi li incarica? L'assessore al verde pubblico, se c'è ancora, o comunque l'assessore che si occupa della pulizia e decoro della città.
Se l'operazione è un po' troppo complicata si può operare con un rione per volta e poi fare il confronto tra le varie zone.
Naturalmente la giornata non dovrebbe essere un episodio sporadico ma dovrebbe ripetersi almeno ogni quindici giorni. Il tutto potrebbe essere a costo quasi zero se si esclude la ricarica elettrica dei cellulari per effettuare i filmati e del PC occorrente per visionarli e il foglio per la stampa del diploma. Si trovano i volontari? Soltanto se si prova lo si può sapere. Ma dai tanti cartelli che si moltiplicano sui muri delle case o sui tronchi degli alberi credo proprio che qualcuno ci sia.

Chi dovrebbe tenere pulite le strade? Un attimo! Diciamo prima chi non dovrebbe sporcarle, e guardiamoci tutti allo specchio. Per pulirle paghiamo già tanti soldi e, fatto salvo il principio che le strade non si sporcano, qualcuno è pagato per tenerle pulite.

Parliamo adesso delle spiagge. Penso che la spiaggetta più sporca in assoluto sia quella conosciuta come "prima del Conte". Infatti, data la sua posizione, è frequentata di sera e di notte da cittadini/e in emergenza pipì ed altro, o da ragazzi in cerca di un luogo dove “evadere dalla quotidianità”. Ecco allora fazzolettini di carta, bicchieri di vetro rotti e interi, bottiglie di vetro e di plastica e quant'altro, per non parlare della miriade di cicche. Alcune bagnanti che vogliono godersi il mare in uno spazio decente portano con sé una busta di plastica e prima di accomodarsi sulla sabbia fanno una pulizia dello spazio intorno. Più si cerca, più spuntano rifiuti di ogni genere. In effetti occorre operare con i guanti perché non sai mai cosa puoi trovare.
Nelle altre spiagge primeggiano le cicche. Naturalmente in pineta non mancano fazzolettini di carta nei luoghi più appartati.
Anche per le spiagge si potrebbe stabilire qual è la più pulita.

Vogliamo poi dire qualcosa della vegetazione spontanea che orna marciapiedi e angoli dei fabbricati? Aspettiamo che faccia il tronco e che faccia saltare le già precarie mattonelle dei marciapiedi? A chi spetta questa pulizia?

Una città è l'immagine dei suoi abitanti. Sinceramente non è gratificante riconoscersi nella attuale Alghero. È possibile che non si possa avere un ritratto più consono al sentire della stragrande maggioranza dei cittadini?




Erbe spontanee sul marciapiede di via Tarragona. (foto del 31 luglio 2014)

giovedì 14 agosto 2014

L'alguerese, una nuova lingua





Ieri passavo per la via Carlo Alberto e  ho sentito la frase: - Siamo stati alla Dragonada. 
La cosa mi ha fatto sorridere e ho pensato che è nata una nuova lingua, l'alguerese. In effetti il nome della località, in algherese, è la Dragunara, ma siccome i cultori della lingua hanno deciso che per scrivere la parlata locale si deve usare la grafia catalana assistiamo ogni giorno alla storpiatura di tante parole. Ecco di seguito alcuni esempi.
A fine dicembre ci tocca sentire in TV che ad Alghero si festeggia il cap d'any, anziché il cà de an.
Anche noi algheresi siamo convinti che ci sia la via Cravellet (la scrittura catalana è in realtà Clavellet, se vogliamo essere precisi), anziché la via Cravagliet, la zona Taulera anziché la zona Taurera, la via Mont Dolla anziché la via Muntiroglia, la via Tcsu Terrat anziché la via Ciù Tarrat. Ancora ci salviamo dal credere che ci sia il Cap de la Caca, cioè il Cap de ra Cassa ( ma anche gli algheresiparlanti lo chiamano Capo Caccia) e lo Quarter lo pronunciamo ancora lu Qualté.
Con alcuni cognomi è successa la stessa cosa. Nell'Ottocento nei documenti dell'archivio diocesano è riportato il cognome Caneglias che in seguito ha ritrovato la corretta grafia Canelles ma ha perso la corretta pronuncia.
La questione è veramente di poco conto, se pensiamo che l'antica lingua madre della città, volenti o nolenti, è costretta a finire nel dimenticatoio visto che nelle famiglie la percentuale di bambini che parlano l'algherese è veramente irrisoria. Ma almeno per salvare il salvabile sarebbe necessario dare un piccolo aiuto a residenti e turisti scrivendo sulle targhe anche la pronuncia dei termini usati nella toponomastica. Se non riusciamo a salvare la lingua, proteggiamone almeno la dignità e non facciamola cadere nel ridicolo.
Da un'indagine sull'uso ad Alghero delle lingue minoritarie algherese e sardo svolta nel 2002 presso gli alunni/studenti delle scuole algheresi si è evidenziato che la capacità nella lettura della lingua è la più bassa fra le tre competenze linguistiche: capire, parlare e leggere. Sono stai esaminati 1020 questionari che hanno riportato la condizione linguistica di 6819 residenti rappresentati da nonni, genitori e alunni/studenti. Per brevità riporto la situazione delle ultime generazioni. Il 25% degli alunni/studenti ha affermato di capire molto l'algherese, il 5% lo parla bene, e il 4% lo sa leggere. Non è stata analizzata la competenza nella scrittura e si può immaginare che le percentuali sarebbero state le più basse in assoluto.
In conclusione posso dire che se fa male veder morire un pezzo così importante del passato, non fa neppure bene vederlo ridotto a strafalcione.

In margine annoto una mia osservazione che ha necessità di verifica. Ho l'impressione che le parole catalane non cambino tanto la pronuncia rispetto alla scrittura quanto i vocaboli algheresi. Ciò significa che tra la lingua parlata algherese e la grafia catalana vi è una variazione molto marcata, tanto che una gran parte dei termini sono molto difficili da riconoscere da chi non ha una specifica preparazione. Ciò non accade nella lingua catalana di Barcellona, che secondo la mia impressione non varia tanto la pronuncia rispetto alla scrittura.

Piccoli esempi di pronuncia algherese e catalana: escola in algh. è ascora, in cat. è escola; quarter in algh. è qualté, in cat. è quarter,  passejada in algh. è passagiara, in cat è passejada, canonge in algh. è canongia, in cat. canonge, ploma  in algh. è proma, in cat. ploma, clavell in algh. cravell, in cat. clavell. Queste ultime sono affermazioni da verificare.




martedì 15 luglio 2014

Mercatino estivo ad Alghero





MERCATINO ESTIVO AD ALGHERO


2014 Ciò che emerge è il mancato mercatino estivo ad Alghero. Non a San Giovanni, non in luglio al Balaguer, e poi si vedrà. Ma se vogliamo guardare un po' più in fondo vediamo una amministrazione lontana le mille miglia dalle preoccupazioni dei cittadini, dalla loro quotidiana lotta per  sopravvivere alle continue richieste di denaro dello Stato, della Regione, del Comune. Tutti vogliono soldi da quegli incauti che si arrischiano a intraprendere una qualsiasi iniziativa o da quei risparmiatori che hanno voluto investire i propri soldi in un immobile. Chi ha stipendi e pensioni (e i "politici" in gran parte sono tra questi) non ha la più pallida idea di cosa voglia dire cercare di mettere insieme il denaro necessario ad affrontare dignitosamente l'esistenza con una attività autonoma. In gran parte i "politici" sono i primi che credono che i cittadini si arricchiscano in maniera spropositata con il loro lavoro utilizzando le risorse comuni. Infatti in città il benessere si taglia a fette, si nota ad ogni piè sospinto. Ne sono testimonianza le serrande arrugginite abbassate che aumentano di giorno in giorno e i cartelli AFFITTASI e VENDESI  che si moltiplicano sugli immobili ... 
E' arrivato il momento di cambiare sistema. E' evidente che la strutturazione dell'amministrazione cittadina non è più funzionale ad un mondo che è cambiato. Occorrono persone più attente ai bisogni concreti del cittadino e soprattutto occorre che chi si offre per operare delle scelte non abbia nessun interesse diretto e che venga cambiato il più spesso possibile. 
Chi ci sta amministrando è in maggioranza il frutto di un mondo vecchio, inacidito e ammuffito. E' intriso di pregiudizi che gli fanno ritenere giusto che un amministratore debba godere di privilegi e che possa prendere delle decisioni in base a quanto personalmente gli conviene. Non è colpa sua, è solo frutto di una società che, arrivata al massimo del benessere, adesso sta rapidamente precipitando verso un più equilibrato livellamento mondiale. Questa dinamica è nella natura dello sviluppo storico e anche se a noi non fa piacere conoscere il declino, possiamo anche dire di essere stati testimoni della crescita. Ma in questa fase di mutamenti economici rapidi e inarrestabili l'accanimento degli amministratori sui cittadini è oltremodo deleterio. In questo periodo sarebbe opportuno invece lasciare libertà di intraprendere a chi ne ha il desiderio. Il meccanismo per continuare a sostenere le spese comuni deve essere rivisto e deve soprattutto contemplare il massimo rigore nell'eliminare ogni tipo di spreco. Una saggia amministrazione inizia con il tagliare le spese superflue, con l'utilizzare in sommo grado le risorse umane a disposizione, con il valorizzare al meglio le risorse naturali e questo si può fare solo concedendo il più alto livello di libertà possibile a coloro che intendono intraprendere un'attività produttiva. 
Ma niente si può fare quando il pensiero è occupato da altro, quando ogni energia è spesa per mantenersi sulla poltrona, e quando sono tante le persone alle quali si devono dare delle risposte. Non mi riferisco a nessuno in particolare, ma posso tranquillamente dire che gli amministratori pubblici sono retaggio di un mondo che non c'è più, di un sistema che è cambiato, che non ha più bisogno di individui che si illudono di fare il bene della città solo perché ne decidono le sorti.  La città va in declino anche senza di loro, non ne ha bisogno. Se n'è accorta la metà degli algheresi che non ha partecipato alle elezioni. Erano tutti al mare?
La società richiede ormai un totale rinnovamento nelle regole. Credo che la popolazione abbia i mezzi per far sentire le proprie necessità e per esigere che le strutture pubbliche siano al suo servizio. Chi è temporaneamente investito di una carica che gli consente di fare delle scelte deve fare di tutto perché i residenti siano messi nelle condizioni ottimali per mettere a frutto le proprie capacità e le ricchezze del territorio. Occorrono tanta buona volontà e tanta umiltà per mettersi veramente al servizio di una comunità che chiede di poter vivere del proprio lavoro e dei propri talenti. Con il patrimonio umano, culturale ed ambientale di Alghero non dovrebbe essere difficile realizzare questo sogno. Però bisogna essere in grado di vedere chiaro davanti a sé e di ascoltare la voce della città, che grida con tanta forza che anche un sordo sarebbe in grado di sentirla. 

Voglio concludere con una citazione da "I Malavoglia" di Giovanni Verga  anche per notare che in realtà non vi è niente di nuovo sotto il sole.
Lo speziale don Franco predica la rivoluzione e qui parla con il parroco e con il segretario comunale.
" - Gente vecchia!  - conchiudeva don Franco colla barba in aria. - Gente buona pel tempo della camarilla. Al giorno d'oggi ci vogliono uomini nuovi.
- Adesso manderemo dal fornaciaio per farli fare apposta, - rispondeva don Giammaria (il parroco)
_ Se le cose andassero come dovrebbero andare si nuoterebbe nell'oro! - diceva don Silvestro (segretario comunale)  ...
- Brava gente che sarebbe! borbottava don Giammaria. - A Favignana, o nelle altre galere, ne trovate quanti ne volete, senza mandare dal fornaciaio."

Fa sempre bene rileggere vecchi libri, per ritrovarvi i nostri pensieri.


giovedì 3 luglio 2014

Alghero, città confusa



Il Qualté in fase finale di ristrutturazione (25 marzo 2013)

Ci sono città che nella loro naturale trasformazione hanno avuto la fortuna di conservare le tracce più significative che il passare del tempo vi ha impresso. Ormai è acquisito che il centro storico di ogni luogo abitato debba mantenere le antiche caratteristiche nelle forme e nei materiali usati. Possiamo pensare che tutto ciò abbia uno scopo turistico, ma possiamo anche credere che per un cittadino sia fonte di conoscenza storica poter acquisire la stratificazione di architetture ed usi dei luoghi a lui familiari.
Alghero è una città che da diversi anni mostra di avere le idee confuse su ciò che è la propria storia. In particolare crede che sia storia solo ciò che ha diversi secoli. Per questo motivo ha demolito la parte del novecento della costruzione del porto posta nei pressi della Torre della Madonnina mentre ha lasciato il piano terra che risale, pare, all'Ottocento.
Se per un attimo chiudiamo gli occhi ci appare Alghero come era e come non è più. La vecchia stazione di fine ottocento, il capannone della ex-Saica, il cimitero monumentale della Mercede, la cinta muraria, la casa Manno, il Cavallino Bianco, la chiesa di Santa Croce, gli stabilimenti del crine, ...
Era sempre necessario demolire? Non si potevano forse conservare le strutture sottolineandone gli aspetti d'epoca e dando loro un nuovo utilizzo? Diciamo ai giovani: “Qui c'era il cimitero con tante sculture e lapidi che testimoniavano l'esistenza di cittadini che hanno vissuto due secoli fa, in questa zona sorgeva la stazione di fine ottocento, di fronte c'era uno stabilimento che ha dato lavoro a tanti algheresi, e poi c'erano tante fabbriche del crine, e qui è nato Giuseppe Manno, ma adesso c'è una piazza, la città era tutta racchiusa da alte muraglie, c'erano tanti rivellini, e qui c'era il Cavallino Bianco, una terrazza dove gli algheresi venivano a godere delle belle giornate di sole, mentre là c'era la sinagoga ebraica, ...”
Insomma, un libro di storia a cielo aperto. Per non parlare del pozzo sacro di epoca nuragica della Purissima, del quale non rimane traccia e della ricca e sorprendente zona del Qualtè ormai ricoperta da pavimenti che hanno scritto la parola “oblio” sul Medioevo algherese.
Passata la nostra generazione anche queste memorie spariranno. Allora sarebbe bello poter capire se il passato ha un valore che supera il tempo oppure è vecchio, inutilmente ingombrante, un peso di cui alleggerirsi.
Alghero città turistica. C'è anche chi vive di passato, di ciò che ha attraversato i secoli per raccontarci vicende insospettabili di lavoro, di fatica, di voglia di superare le difficoltà per cercare di raggiungere migliori condizioni esistenziali per sé e per i figli. Ci sono personaggi che hanno dato tanto al luogo nel quale sono vissuti, dei quali non si conserva neppure il nome, già scritto su lapidi distrutte perché obsolete, antiquate, precocemente dimenticate.
Ma non sono i cittadini a decidere. Noi dobbiamo solo subire decisioni delle quali non arriviamo a capire la logica neppure se mettiamo in campo tutte le nostre capacità di ragionamento. Cerchiamo di giustificare, di comprendere, ma non riusciamo ad arrivare fino in fondo. Inutile! Ci si presenta sempre una città murata, con la sua stazioncina sul mare dove da studenti prendevamo di corsa il treno, la vecchia casa Manno con la lapide che ci ricordava la nascita dell'autore della “Storia della Sardegna”, il Cavallino Bianco con il suo ghiaino che sembrava fatto di confetti, l'ex-Saica, così brutta ma così suscettibile di diventare altro, e il vecchio cimitero monumentale, luogo deputato a conservare la memoria di quanti ci hanno consegnato la città perché facessimo di più e meglio.



Il Cavallino Bianco, terrazza sul mare, negli anni cinquanta è stato edificato su progetto dell'architetto Antonio Simon Mossa e ha preso il nome di Cavall Marì. Subito dopo è diventato il Night Club "El Fuego". E' stato poi trasformato in discoteca e ristorante: il Tris Blu, poi Caligola. 
Da ultimo il Comune ne ha fatto uno spazio culturale - sala convegni fino almeno al 2011. Regno incontrastato di vandali e piromani, oggi è un rudere brutto da vedere e pericoloso per i tanti che, nonostante il divieto, vi salivano sopra prima che la zona fosse tutta transennata. 
Perché non ripristiniamo la bella terrazza sul mare? O aspettiamo che il degrado e l'incuria facciano il loro corso?



Rimaniamo increduli e sconcertati di fronte a decisioni che cancellano ogni traccia del passato. Dopo tanti anni di scavo archeologico nel Qualtè, dopo la scoperta di un cimitero medievale così esteso da essere uno dei pochi esempi nel Mediterraneo, vediamo che ogni traccia è stata nascosta allo sguardo di chi vorrebbe vedere, vorrebbe conoscere, vorrebbe capire. Ci chiediamo: perché?
Vorremmo solo conoscere le motivazioni di tale obliterazione dato che a noi comuni mortali sembrava naturale che la zona fosse messa in evidenza sia per lasciare ai cittadini la possibilità di confrontarsi con il proprio passato, sia per dare al turista il modo di apprezzare lo spessore storico del luogo prescelto per le sue vacanze.
Il complesso del Qualté è stato un luogo praticato da tanti cittadini. Nel dopoguerra è stato occupato dagli sfollati, poi dai senzatetto. Fino agli anni sessanta i ragazzi vi frequentavano la scuola media, e il cortile era la palestra. Poi la scuola media si è trasferita in via Tarragona e il suo posto è stato preso dalla Biblioteca Comunale mentre in un altro ambiente è stata allestita la Biblioteca di San Michele. 
Era alta dunque l'aspettativa dei cittadini di vedere cosa celassero quelle pavimentazioni. Ma ciò che era sepolto è stato di nuovo interrato. Solo una mostra fotografica può darci una pallida idea dei ritrovamenti. E di questo dobbiamo ringraziare l'archeologo Marco Milanese che ha reso pubblico il suo lavoro in tempo reale.
Posso affermare che il sentimento comune è una grande delusione mista anche a rabbia, perché chiunque è in grado di capire l'importanza di un tale sito in una città turistica.
Dubito che gli algheresi possano avere delle risposte da una classe dirigente palesemente insensibile ai contenuti culturali anche quando ci sarebbero dei ritorni economici. Chissà da che cosa dipende! Certo che tutte le ipotesi sono plausibili: l'ignoranza, il disinteresse per quanto esula dal proprio immediato tornaconto, la pressante preoccupazione quotidiana di mantenersi sulla poltrona, e in definitiva il mancato amore per la propria città.
E se così non è, vorremmo sapere se tali decisioni spettano ad altri, quale ruolo ha la Sovrintendenza ai beni archeologici e culturali, insomma a chi dobbiamo nel bene e nel male, la manomissione del nostro territorio.
Credo che la trasparenza contempli che si possano individuare i responsabili di decisioni che comunque ricadono su di noi e che se ne possano almeno conoscere le motivazioni.

Per commenti e messaggi:
tilgio@virgilio.it

giovedì 8 maggio 2014

Governo fallito di paese fallito




Un governo fallito di un paese fallito

Più passa il tempo, più diventa lampante lo squallore di questo nostro Stato. Solo un governo fallito può illudere i cittadini di assisterli con un obolo. Ma dove cavolo è andata a finire la funzione di valorizzazione delle risorse territoriali ed umane delle amministrazioni pubbliche? Questi mentecatti che si sono autoproclamati onorevoli stanno operando la totale distruzione di ogni possibilità di vita di milioni di persone.
E quel che sconcerta di più è l'acquiescenza di coloro che si lasciano sopprimere aspettando ancora la salvezza da esseri interessati esclusivamente a spolpare il paese per il proprio bengodi.
Sveglia! Non è con il voto che si ottiene la dignità dell'esistenza! Guardiamoci bene intorno e cerchiamo di adattarci alle circostanze creando attività lavorative in base alle nostre attitudini. Non aspettiamo aiuto da nessuno, perché nessuno ci aiuterà. Nella morsa di una società dove il malaffare e la delinquenza hanno la meglio non ci resta che renderci invisibili e pensare a sopravvivere. Non ci lasciano scelta. Ma tutto ciò passa attraverso la consapevolezza che siamo stati abbandonati e che dobbiamo arrivare ad una nuova organizzazione che rigetta i sistemi politici attuali per un nuovo modo di amministrare che vede il cittadino impegnato in prima persona. I tempi sono maturi per una gestione delle risorse fatta in prima persona dai cittadini visto che ormai tutti hanno adeguata istruzione e sensibilità per il bene comune. E ricordiamo che il bene comune arriva dopo il bene individuale. Se i singoli sono in difficoltà non può esserci una vera società. 
In Italia non si sta affrontando la crisi, ma si sta continuando a dilapidare i nostri soldi, punto e basta. Dove sono le leggi per liberalizzare il lavoro? Dove sono le leggi per azzerare (e dico azzerare) i costi della politica? Dove sono i veri tetti ad emolumenti vari? Dove sono le leggi per togliere la protezione assurda a tante professioni? Dove sono i provvedimenti per consentire ai giovani di intraprendere un'attività lavorativa autonoma? Troppo comodo continuare a godere di privilegi mentre il resto del paese è totalmente escluso dall'utilizzo delle risorse comuni.  
Tutti i distruttori del paese se ne devono andare, occorrono cittadini che si dedichino al governo per tempi limitati con uno stipendio da semplici impiegati. Sono sicura che ci sia la fila di persone che farebbero questa esperienza causando sicuramente meno danni di questi mentecatti avidi e insaziabili, ormai privi di qualsiasi capacità che non sia quella del malaffare.
In alternativa, chi ha capito la situazione, farà di tutto per fare gli affari propri e certo non andrà a dare man forte a tanta delinquenza. Anche senza il mio voto i malfattori continueranno ad affossare il paese, ma avrò la coscienza tranquilla, perché di sicuro io mi sono dissociata.

Le elezioni ad Alghero non daranno alcun risultato per la città poiché nessuno è più in grado di arginare la decadenza che balza agli occhi di chiunque si aggiri per le strade della città. Occorre stravolgere le regole, staccarsi dalla mangiatoia pubblica, e nessuno lo farà. Per questo la città continuerà a morire, così come accadrà all'Italia e a tutti quei paesi che vorranno governare oggi con il malaffare di ieri.
Qualcuno si sveglierà?