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La Maddalenetta è poco più che uno scoglio affiorante nella rada di Alghero a poca distanza dalla spiaggia di Maria Pia.
Eppure la sua vita è stata piuttosto movimentata, a partire da quando vi è stata costruita una chiesetta intitolata a Maria Maddalena, sede di canonicato fin dai primi decenni del 1500.
Un atto di morte ci porta tra le sue rocce e ci dice che il 17 agosto 1746 su quell'isoletta è accaduto un evento molto particolare e strano che fa sorgere tante domande, alle quali non si riesce a dare alcuna risposta.
Un
insolito atto di morte
Nel
Liber Mortuorum dell'Archivio Diocesano di Alghero si trova un
documento alquanto singolare. Infatti non è stato redatto nel solito
modo degli atti di morte che è individuale e prevede una breve formula con la data, il
nome del defunto e il luogo di sepoltura ma è discorsivo ed accomuna
in un unico scritto tre persone che formavano una famiglia.

Ecco di seguito il testo che ho liberamente tradotto dal latino.
«Il
23 agosto 1746 morì (obiit) munito di tutti i sacramenti Antonio
Caya della città di Barcanio in Gallia; aveva circa 39 anni. Inoltre
(item) il 17 agosto rese l'anima a Dio (Deo anima reddidit) sua
moglie che si chiamava Rosa Mera figlia di Antonio Mera e di
Maddalena Obino della città di Draquina in Gallia. Non ricevette
alcun sacramento; morì (obiit) nella chiesa di S. Maria Maddalena
nell'Isola dove la chiesa è situata e lì il suo corpo fu sepolto.
Aveva 26 anni. Inoltre una figlia dei detti defunti Antonio Caya e
Rosa Mera chiamata Maria Anna di tre anni volò in cielo (in coelis
evolavit) il giorno 24 dello stesso anno e mese. I due corpi furono
sepolti nella chiesa di S. Anna dove vengono seppelliti i poveri».
Indubbiamente
leggendo l'atto sorgono spontanee numerose domande. Perché la donna
non ricevette i sacramenti? Quando ciò accadeva per una morte
improvvisa o accidentale veniva sempre specificata la causa del
decesso proprio per giustificare l'assenza della somministrazione dei
sacramenti. La defunta viene sepolta in chiesa, pratica non concessa
ai suicidi o a persone morte in peccato mortale.
Perché
la donna è morta proprio nella chiesa della Maddalena? Vi erano
epidemie in corso? La morte in così breve tempo di padre, madre e
figlia farebbe supporre proprio la presenza di qualche malattia
contagiosa.
L'atto
precedente è del 21 agosto e i due seguenti sono del 23 e del 25
agosto, e queste date ci portano ad escludere epidemie in atto che
fanno registrare numerose vittime ogni giorno. Se non c'erano
malattie contagiose come mai genitori e figlia sono morti nel volgere
di una sola settimana?
Un altro elemento strano è il fatto che Rosa è morta il 17 ma viene citata posteriormente al marito che è mancato ben sei giorni dopo. Per qual motivo il suo atto di morte si trova dopo quello del 21 agosto e non prima? Forse nessuno si era accorto che la donna era morta giorni prima nell'isoletta. Come si fa allora a sapere che è morta proprio il 17? E' stato un medico a stabilirlo?
Come si può notare la vicenda nasconde tanti lati oscuri.
Dal
documento traiamo altre informazioni. I due coniugi provenivano dalla
Francia ed erano poveri come testimonia il ricorso al cimitero degli
indigenti. La donna era nata in Francia ma sua madre era sarda, visto
il cognome Obino, e i suoi genitori risultano viventi, diversamente
sarebbe stata usata per loro la parola quondam (fu). Si può
pensare che i genitori di Rosa risiedano ad Alghero dato che sono
nominati. Chi avrebbe potuto conoscere il loro nome visto che evidentemente per un
certo periodo Maddalena Obino è stata in Francia? Oltre a ciò, di
solito negli atti di morte non figura il nome dei genitori del
defunto se questo è adulto e infatti mancano quelli di Antonio Caya.
Un'altra osservazione è che Maria Anna è “una” figlia, non "la" figlia dei coniugi e sembrerebbe quindi che la famiglia fosse più numerosa.
Notiamo inoltre che il fatto è accaduto nel mese di agosto, subito dopo la
festa dell'Assunta.
La
lettura del documento fa sorgere tante domande che non possono avere
risposta e l'evento rimane enigmatico e misterioso.
Viene
spontaneo pensare a qualche fatto drammatico, dovuto a fatalità
oppure a violenze volontarie o accidentali. La morte senza sacramenti
di una giovane madre di famiglia su un'isoletta disabitata
all'interno di una chiesa è certamente un fatto molto particolare, e
lo diventa ancor di più se nei giorni successivi muoiono anche il
marito e una figlioletta. La singolarità del fatto è evidenziata
inoltre dall'anomalia del documento che pare più una cronaca che un
atto di morte.
Purtroppo
dobbiamo però arrenderci di fronte all'impossibilità di avere delle
risposte alle nostre tante domande.
La
tragica circostanza ci porta ad approfondire le notizie sulla chiesa
di Santa Maria Maddalena che ha dato il nome alla Maddalenetta, poco
più di uno scoglio che però ha avuto una storia che si può
ricostruire attraverso testimonianze e documenti.
ALCUNE NOTIZIE STORICHE
Abbiamo già visto che la chiesa era sede di canonicato fin dall'istituzione di Alghero a sede vescovile nel 1503. Tra gli ultimi canonici ricordiamo Francesco Marinetto, al quale è succeduto Gian Andrea Massala che viene insediato il 20 novembre 1816 e muore l'11 febbraio 1817 a soli 44 anni.
Sembra
che l'ultimo officiante di S. Maria Maddalena sia stato Carlo Alberto Domenico
Mariotti canonico (n. Alghero 1777- m. Cagliari 31/7/1862), nominato dopo il Massala. In realtà dalla fine del 1700 la chiesa non era più aperta al culto e crediamo che fosse già in parte distrutta. Si può dunque affermare che ai tempi di Marinetto la chiesa non venisse più officiata.
Sappiamo infatti che nel
gennaio 1805 i negozianti Gio. Vitelli, Giosuè D'Alessio e Stefano
Piccielli hanno fatto una richiesta per costruire un lazzaretto di legno a loro spese
nell'isolotto della Maddalena visto che non viene concesso loro di
fare la quarantena a Capo Galera. Ma il permesso viene negato e il
bastimento proveniente da Livorno è costretto a sostare presso Capo Pula (G. A. Màssala, Giornale di Sardegna, Poliedro, 2001, p. 79)
Nel
1812 alcuni arrestati vengono portati nell'isola della Maddalena
(Màssala, op. cit. p. 131).
Il
4 agosto 1816 Giannandrea Màssala viene nominato canonico della
cattedrale col titolo della Maddalena (Ivi p. 170).
Nel
1835 «fu disposta la costruzione
di un casotto sull'isoletta della Maddalena dove esistevano i ruderi
di una vecchia chiesetta, sede di canonicato, per il cui utilizzo fu
richiesta e ottenuta l'autorizzazione del capitolo diocesano
algherese».
In breve tempo fu costruito un casotto ottagonale che doveva essere
utilizzato per la disinfestazione della posta
nelle occorrenze di malattie contagiose che richiedevano la
quarantena, separato con un muro divisorio da un camerino
semicircolare
di 9 mq riservato ai quarantenanti dove era collocato un fornetto
provvisto di camino da utilizzare per la disinfezione della posta. Il
collaudo avvenne il 24 settembre 1835 ma in realtà la struttura non
fu mai attivata. Nel 1846 le autorità competenti rilevarono lo stato
di degrado dell'edificio e stabilirono che per il suo ripristino
sarebbe stato necessario affrontare delle spese considerevoli. Visto
che la posta poteva anche essere risanata nella casetta della
banchina di Sanità del porto
e che c'era il lazzaretto a Capo Galera si ritenne più conveniente
abbandonare il casotto che nel 1846 era in completa rovina, «in
più parti distrutto, con gli infissi divelti, i vetri rotti, i
mobili dell'interno danneggiati e le pareti e il tetto da riparare».
In pubblicazioni del 1800 troviamo altre informazioni sull'isoletta.
Il
canonico Angius dice che la Maddalenetta “è tutta vivo scoglio,
bassa, inetta a ogni coltura, e priva di animali, della circonferenza
di circa un miglio, al cui riparo possono stare bastimenti di
mediocre portata. Ebbe quest'appellazione da una chiesetta che vi
sorgeva in onore di tale santa”. (V. Angius, Città e villaggi
della Sardegna dell'Ottocento, Ilisso, 1833, p. 78)
La
Marmora afferma che vi è ancora una piccola chiesa dedicata alla
santa che ha dato il nome all'isolotto e che attualmente è
abbandonata. (Alberto della Marmora, Itinerario dell'Isola di
Sardegna, Fratelli Bocca, Torino, 1860, Vol II p 101)
Cugia
non fa cenno alla chiesa e riporta che l'isoletta era luogo di
guardia sanitaria (Pasquale Cugia, Nuovo Itinerario dell'Isola di
Sardegna, Tipografia Nazionale E. Lavagna, 1892, Vol I, p. 137)
“Negli
ultimi tempi faceasi scontare la quarantena o, meglio, i barchi
sospetti erano sottoposti alla sorveglianza sanitaria, osservazione,
nell'isolotto della Maddalena”. (Cugia p. 146)