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domenica 14 luglio 2019
Alghero-Cognomi 2019
giovedì 20 giugno 2019
Strafalcioni algheresi

In questo post troverete gli strafalcioni dell'algherese visto che qualcuno, per il desiderio di scrivere la lingua "colta" catalana, non si fa scrupolo di straziare l'algherese, una lingua che già sta morendo di suo. Ma la sua morte deve avvenire tra mille tormenti, grazie all'accanimento terapeutico della lingua catalana sua lontana antenata. Mi ritorna alla mente che un amico definiva la nuova lingua "catarese". Carino, vero?
Lu Qualté in fase di restauro
E che dire della Dragonada? Chi riuscirebbe a leggere Dragunara, visto che il cartello dice: Dragonada?
Vogliamo parlare di Cravellet? I "colti" che hanno allestito il cartello di indicazione della strada hanno scritto Via Cravellet, ma la corretta scrittura catalana è Clavellet. Ovvio comunque che nessuno legge Cravagliet, come sarebbe giusto fare.
Domenica 23 agosto 2025
Sono passati sei anni dal mio scritto e oggi faccio un aggiornamento.
Devo aggiungere alle mie molto amare considerazioni di sei anni fa, la notizia che ultimamente qualcuno dell' "intellighenzia" algherese ha affermato che oggi si va verso un adattamento della grafia più vicino alla nostra pronuncia e la cosa mi ha fatto enormemente piacere. Evidentemente, visto lo scempio che si faceva negli scritti, che poi si riversava nella pronuncia di quei Cataranz de Mamuntanas, come li definiva Michele Chessa, che tentavano di parlare o leggere l'algherese, qualcuno ha fatto due più due e ha ottenuto quattro. Chapeau a Franco Ceravola che sin dall'inizio ha rifiutato l'operazione dei catalani nei confronti della nostra parlata, noncurante delle aspre critiche ricevute.
Ormai è tardi per qualsiasi azione di recupero in quanto non si può andare contro la storia. In un mondo nel quale ogni giorno spariscono parlate non possiamo credere davvero di essere noi i fortunati che riescono a mantenere in vita qualcosa che gli stessi algheresi hanno condannato alla sparizione nel momento in cui non hanno curato la sua trasmissione alle nuove generazioni. Ormai neppure i genitori parlano l'algherese riservato alla fascia più anziana della popolazione. Possiamo ancora fare qualcosa? Forse qualcosa si può ancora tentare, ma la deriva catalana ha certamente avuto le sue responsabilità nell'accelerazione del processo di abbandono e sparizione della nostra vera parlata. In realtà il loro intervento avrebbe potuto aiutare il suo mantenimento se fossero stati in grado di capire che il problema reale non era quello di ottenere finanziamenti dall'Europa, ma quello di dare all'algherese la forza di resistere e di stimolare il suo uso come una variante riconoscendo le sue peculiarità.
Capisco bene le difficoltà che si presentano nello scrivere una parlata perché occorrono comunque delle regole per poter trasformare con segni la pronuncia che spesso cambia a seconda della posizione delle varie lettere nelle parole. Ma questo non può portare allo stravolgimento dei suoni al solo scopo di assimilare la grafia algherese al catalano perché si ottiene l'unico risultato di rendere la lingua irriconoscibile.
Un'altra circostanza che allontana gli algheresi dalla loro lingua è quella di trovarsi davanti a testi poetici o in prosa scritti in italiano e poi tradotti in algherese. Ci sono poche situazioni peggiori di quella di trovarsi a leggere una poesia algherese con vocaboli assolutamente artefatti ed estranei al nostro lessico. Rimanderei questi letterati alle poesie di Rafael Catardi, per immergersi nella musicalità e profondità della nostra parlata scaturita dalla penna di coloro che hanno appreso quei suoni in famiglia. Se non siete in grado di pensare in algherese e volete scrivere una poesia, scrivetela in italiano, ve ne prego, risparmiateci lo strazio delle vostre faticose arrampicate su sentieri che non portano da nessuna parte.
Per commenti e messaggi:
tilgio@virgilio.it
martedì 28 maggio 2019
Grazie a Salvini torneremo a importare tegole?
Secondo quanto afferma Alberto della Marmora i Sardi dell'Ottocento non erano autonomi neppure per la produzione del vasellame più comune.
mercoledì 27 marzo 2019
Genealogie Garibaldi
Le famiglie Garibaldi, con le più varie trasformazioni del cognome, arrivano ad Alghero fin dal 1600 o forse anche prima. Nell'Archivio Diocesano di Alghero possiamo trovare alcuni documenti che testimoniano la loro presenza.
Le abbreviazioni usate sono:
PP = padrini
n. = nato
m. = morto
Il punto di domanda segnala la difficoltà di leggere un nome o una data, oppure dubbi sulla data. Quando non ho trovato l'atto di matrimonio, ho indicato come data possibile delle nozze l'anno precedente la nascita del primo figlio trovato. In quei casi la data del matrimonio è seguita da un punto interrogativo.

Vulpes è un cognome diffuso in Sardegna. Il nome Didaca non si è mantenuto nella discendenza trovata.
Dettori è un cognome chiaramente sardo.
Il cognome Campagna è scritto alla spagnola, Campana, con un segno sopra la n. E' possibile che il cognome Campana, presente in Sardegna, derivi da una errata lettura di Campagna scritto con grafia iberica.
Filomena Fatacciu potrebbe essere un'altra figlia della coppia.
Efisio potrebbe essere il figlio di Giuseppe Maria Galibardu e di Anna Maria Fancello nato nel 1789.
Teresa, Serafino e Giuseppe Maria potrebbero essere fratelli oppure cugini.
CONTINUA ...
Per altre informazioni: e-mail - tilgio@virgilio.it - Giovanna Tilocca
giovedì 10 gennaio 2019
Prima del Conte
Certo, avrebbe avuto mille ragioni per lamentarsi. Chi le buttava addosso rifiuti e cicche, chi di notte le lasciava sgraditi ricordini che poi olezzavano per ore ed ore... ma poi pensava ai tanti bambini che avevano imparato a nuotare nella vaschetta contornata da una serie di scogli piatti, ricordava i ragazzi che si erano scambiati proprio sulla sua sabbia il primo bacio, e sapeva che molti la amavano tanto da preferirla a tutte le altre.
E di notte, quando le luci dei lampioni del Lungomare la raggiungevano, sembrava un luogo incantato. Dall'alto il suo mare svelava tutte le sue trasparenze, così risaltavano i fondali a tratti sabbiosi, a tratti disegnati dagli scogli allineati e paralleli, strati geologici di un passato silenzioso e intrigante. Quanto le piaceva la luna quando si specchiava nelle sue acque! Le donava tutto il suo argento e la rivestiva di autentici gioielli scintillanti.
Quasi mai arrivavano grandi tempeste, perché si trovava in un posticino riparato. Giusto qualche mareggiata durante l'inverno quando, per la verità, soffriva un po' la solitudine.
Eppure c'era sempre un motivo per sorridere e, se non c'era, se lo inventava. Aveva capito che era decisamente unica e voleva rimanere così come era. Davanti a lei si snodava un tempo vagabondo e lei voleva imparare a conoscere i ritmi del suo andare lento, antico e seducente. Non c'era possibilità di annoiarsi, di piangersi addosso, di deprimersi. Era troppo forte il desiderio di scoprire i misteri della vita per diventarne una vittima.
Non la annoiava il continuo sciacquio del mare, né la infastidivano il freddo e il caldo, né si lamentava della indifferenza di tanti. Nel caleidoscopio del creato trovava infinite seduzioni per stupirsi ogni giorno.
Lei era una spiaggetta, lo sarebbe stata al meglio per tutta la sua vita, era felice di esserlo e nessuno avrebbe potuto toglierle la gioia di esistere.
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domenica 6 gennaio 2019
Natale 1997
30 dicembre 1997
Questo dicembre non sa di Natale. Altri pensieri oscurano le luci intermittenti e allontanano le note delle pastorali. Forse non c'è neanche voglia di Natale. Però ho una gran nostalgia di quel mio primo presepe fatto sul tavolo nella sala da pranzo tra l'insofferenza di mamma e l'entusiasmo di zia Giulia. Come brillavano quelle luci piccole piccole tra il muschio appena raccolto nei terreni incolti attorno a casa e le statuine appena comprate!...
E la carta stellata era lo sfondo della grotta realizzata col sughero mentre mamma brontolava perché avevo sporcato per terra e zia diceva:
No fazzi nienti, abà cun d'un'istrazzu, vi bò assai a ... Non ricordo più bene come risuonavano quelle parole in sassarese e mi piacerebbe riascoltarle. Mi ritorna ancora la allegra atmosfera dei miei quattordici anni e ripensandoci mi viene da piangere. Mamma, zia, non ci sono più e anche la casa è cambiata. Ci sono solo io e anch'io sono tanto diversa.
Altri tacchi risuonano nelle stanze: tutto cambia ma, forse, qualcosa ritorna. Un gesto, un modo di parlare, un modo di pensare ... chissà, forse uno sguardo o un sorriso che hanno attraversato i secoli per arrivare fino a noi e seminano ancora per i giorni futuri.
domenica 9 dicembre 2018
Giallo nell'Isola della Maddalenetta
«Il 23 agosto 1746 morì (obiit) munito di tutti i sacramenti Antonio Caya della città di Barcanio in Gallia; aveva circa 39 anni. Inoltre (item) il 17 agosto rese l'anima a Dio (Deo anima reddidit) sua moglie che si chiamava Rosa Mera figlia di Antonio Mera e di Maddalena Obino della città di Draquina in Gallia. Non ricevette alcun sacramento; morì (obiit) nella chiesa di S. Maria Maddalena nell'Isola dove la chiesa è situata e lì il suo corpo fu sepolto. Aveva 26 anni. Inoltre una figlia dei detti defunti Antonio Caya e Rosa Mera chiamata Maria Anna di tre anni volò in cielo (in coelis evolavit) il giorno 24 dello stesso anno e mese. I due corpi furono sepolti nella chiesa di S. Anna dove vengono seppelliti i poveri».
Un altro elemento strano è il fatto che Rosa è morta il 17 ma viene citata posteriormente al marito che è mancato ben sei giorni dopo. Per qual motivo il suo atto di morte si trova dopo quello del 21 agosto e non prima? Forse nessuno si era accorto che la donna era morta giorni prima nell'isoletta. Come si fa allora a sapere che è morta proprio il 17? E' stato un medico a stabilirlo?
Come si può notare la vicenda nasconde tanti lati oscuri.
Sembra che l'ultimo officiante di S. Maria Maddalena sia stato Carlo Alberto Domenico Mariotti canonico (n. Alghero 1777- m. Cagliari 31/7/1862), nominato dopo il Massala. In realtà dalla fine del 1700 la chiesa non era più aperta al culto e crediamo che fosse già in parte distrutta. Si può dunque affermare che ai tempi di Marinetto la chiesa non venisse più officiata.
In pubblicazioni del 1800 troviamo altre informazioni sull'isoletta.
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giovedì 1 novembre 2018
Halloween in Sardegna
Per altre informazioni: e-mail - tilgio@virgilio.it
lunedì 29 ottobre 2018
Alghero - Fine Prima Guerra Mondiale
Invita quindi il Sindaco e il Consiglio Comunale alla cerimonia che si svolgerà nella cattedrale domenica 17 novembre alle ore 16 per rendere grazie a Dio con un solenne Te Deum. La chiesa viene addobbata come per le più importanti feste, e vi è dovizia di bandiere e di epigrafi per celebrare lo straordinario evento reso possibile «grazie alle preghiere indette dal Santo Padre ed innalzate al trono di Dio dai fedeli, le s. comunioni dei bambini ed il santo sacrificio della messa, il 29 giugno 1918 celebrate da quasi tutti i sacerdoti secondo le intenzioni del sommo pontefice Benedetto XV».
Nel giugno 1918 si era combattuta una grande battaglia che D'Annunzio ha definito "Battaglia del Solstizio" ed è per questo scontro che nelle chiese si erano celebrate le messe.
La cronaca continua così:
(Archivio Storico Comunale Alghero, 940/12/31)
I NUMERI DELLA GRANDE GUERRA
Nel biennio 1918-19 si registrano 39 morti per malattia. Quasi tutti sono vittime della spagnola che ha aggravato il già pesante bilancio di caduti in guerra. L'influenza ha avuto esiti mortali in numerosi casi di contagio nelle truppe malnutrite e stremate da anni di malsana vita di trincea.
Si conoscono storie di famiglie che attendevano il ritorno di un familiare dal fronte a guerra ultimata e che preparavano grandi festeggiamenti per quell'evento che poneva fine ad un interminabile periodo di lontananza e di ristrettezze. Ma quel reduce non poté mai prendere la nave per tornare alla sua terra perché, colto da febbri altissime, era stato ricoverato in un ospedale militare da campo e lì aveva concluso i suoi giorni lontano da tutto e da tutti, stroncato da una semplice influenza. In quella terra avrebbe avuto la sepoltura e i suoi cari non avrebbero neppure potuto dargli l'estremo saluto. Sua figlia, che allora aveva cinque anni, non avrebbe più dimenticato quelle ceste e canestri colmi di dolci profumati nascosti sotto il letto, pronti per festeggiare quell'atteso ritorno. Ma la festa si era trasformata in tragedia e lei non avrebbe più rivisto suo padre.
Dati elaborati con gli elenchi pubblicati nel sito www.albodorograndeguerra.it confrontati con
Raffaele Sari Bozzolo, Vicini cent'anni, 2015
Vorrei ora precisare un dettaglio sul conteggio delle perdite in guerra.
Sembra che il Italia siano morti circa 650 mila soldati a causa del conflitto.
Si dice inoltre che in Italia ci sono state 400 mila vittime della pandemia*. Sembrerebbe dunque che ci sia stato circa un milione di morti fra guerra e influenza. Ma in realtà numerosi deceduti a causa della spagnola erano militari per cui non è corretto fare la somma delle due cifre poiché si rischia di contare due volte una stessa persona e nel nostro caso i numeri sono molto alti.
*http://www.treccani.it/enciclopedia/influenza-spagnola_(Dizionario-di-Medicina)/
TARGHE PER LA VITTORIA
Ben presto arriva al Comune di Alghero la proposta di acquisto di una targa commemorativa. Tra i documenti dell'Archivio Storico si trovano alcun stampati della Fonderia Corinthia di Roma.
La targa si poteva ordinare presso la Fonderia Artistica Corinthia di Roma in tre dimensioni.
Tipo A - cm. 76 x 47 - £. 360
Tipo B - cm. 1,15 x 75 - £ 700
Tipo Monumentale - cm. 1,80 x 1,15 - £ 1.200
Secondo quanto si afferma, le targhe, che contengono "l'ultimo epico bollettino di guerra, che resterà nei secoli come il documento più alto e possente della nostra vittoria e come la magnifica sintesi dell'ultima guerra per l'indipendenza d'Italia", sono state fuse con il bronzo tolto al nemico.
Il Municipio di Roma ha già decretato di affiggere una simile targa sul sacro Colle Capitolino e la Fonderia si augura che quell'esempio sia seguito da coloro che sentono vivo l'amore di Patria e il culto per coloro che la vollero grande e indipendente.
Non sappiamo se anche il Municipio di Alghero si dotò di tale targa ed eventualmente quale dimensione scelse.





















