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martedì 26 ottobre 2021

Genealogie Ballero

Si sta costituendo un gruppo per le ricerche genealogiche in Sardegna. Gli aderenti riceveranno documenti da centri sardi e in cambio daranno i documenti del proprio luogo di residenza. Sono personalmente disponibile ad inviare per e-mail le foto di documenti degli archivi di Alghero. Chi vuole partecipare agli scambi potrà inviare una e-mail a tilgio@virgilio.it

I seguenti alberi genealogici sono stati ricostruiti con i documenti dell'Archivio Storico Diocesano di Alghero integrati da notizie avute da Jean Pierre Ballero (Parigi) che sta portando avanti una ricerca sulla sua famiglia. Altre informazioni provengono dal sito Geneanet e dalle pubblicazioni: 

Ospedali di Alghero dal XVI al XX secolo a cura del Gruppo di Studio e Ricerca Tholos (2019)

L'estate del colera di Marina Sechi Nuvole (2020)

Giornale di Sardegna di Gian Andrea Massala (2001)

e altre che verranno citate in seguito.

Tra tutti i dati pubblicati possono sempre esserci errori o inesattezze. Ringrazio chi me li farà notare.

Il primo documento trovato con il cognome Ballero ad Alghero è del 1732. Di Giovanni Battista sappiamo soltanto che ha fatto da padrino. (PP = padrini). I nomi e cognomi  possono avere differenti scritture e ciò dipende dal documento dal quale sono tratti.

 Alcune delle seguenti famiglie vivevano a Sestri oppure in Corsica e allora è specificato il luogo della loro residenza.






La prima famiglia che ho parzialmente ricostruito è Ballero Baradat. 
Baradat/Baradad è un cognome di origine francese. Nel 1740 troviamo Pietro Baradat e Rosa Baradat padrini di battesimo. Pietro era il segretario civico di Alghero (Il Settecento, Antonio Budruni, p. 111).
I due fanno da padrini alla prima figlia Ballero Baradat.









Con i dati trovati su Geneanet ho modificato l'albero genealogico. Per il sito, il nonno di Michele è Bartolomeo e non Santino. Questo è un dato che devo verificare.
Nel sito trovo che il 14 gennaio 1754 Gerolamo Ballero risulta residente ad Alghero.

Troviamo Michele e Rosa ad Alghero il 10 agosto 1775, padrini di battesimo per Carlo Michele Gallesio figlio di Marco Gallesio (piemontese) e di Vittoria Favella. Il 9 novembre 1779 sono padrini al battesimo di Maria Antonia Galesio, figlia di Marco Galesio e di Vittoria Favella. 
Nell'agosto 1780 fanno da padrini di battesimo a Gioacchino Domenico Gerolamo Giacinto figlio di Marco Ballero (di Alghero). Hanno circa 50 anni. Sono i nonni del neonato?

Li ritroviamo il 12 settembre 1802 quando viene battezzato Michele Maria Camarada (Camerada) figlio di Giuseppe Camarada e di Rosa Petretto. I suoi padrini sono appunto Michele Ballero d’Antonio e Rosa Reccho di Ajaccio. Nel documento si dice che Michele è figlio di Antonio mentre nell'atto notarile è figlio di Gerolamo. Il cognome Petretto può essere di provenienza corsa. I due coniugi nel 1802 hanno superato i 70 anni, un'età piuttosto avanzata per fare da padrini.





Gerolamo di 54 anni e Maddalena di 17 anni si sono sposati ad Ajaccio. In seguito si trasferiscono ad Alghero dove, nel marzo del 1761 nasce Giovanna Rosa. 
Il 16 febbraio 1761 troviamo la nascita di Teresa, figlia di Carmine Vitelli e di Camilla Bertora di Ajaccio; Michele Ballero fa da padrino di battesimo con Anna Maria Masala. Camilla è quasi sicuramente sorella di Maddalena.


















CONTINUA ...

venerdì 1 ottobre 2021

Genealogie Col

 Si sta costituendo un gruppo per le ricerche genealogiche in Sardegna. Gli aderenti riceveranno documenti da centri sardi e in cambio daranno i documenti del proprio luogo di residenza. Sono personalmente disponibile ad inviare per e-mail le foto di documenti degli archivi di Alghero. Chi vuole partecipare agli scambi potrà inviare una e-mail a tilgio@virgilio.it


Per fare una ricerca genealogica attraverso i documenti della Diocesi di Alghero Bosa non vi è altro sistema che quello di fotografare tutti i documenti relativi al cognome che si sta cercando, anche quelli che appaiono fuori dalla sfera di interesse. Questo accade perché fino alla seconda metà dell'Ottocento nei matrimoni e nelle morti non si fa cenno dei genitori della persona di cui si parla e solo un controllo a tappeto può aiutarci a ricostruire le situazioni familiari. Il lavoro diventa così molto lungo e complicato e, per la verità, la certezza al cento per cento non è garantita a causa di omonimie o di errori nei registri. Tuttavia è l'unica strada percorribile.
Mi sono trovata ad avere migliaia di documenti e centinaia di alberi genealogici relativi a numerose famiglie di Alghero e ho deciso di pubblicarli divisi per cognomi.
Chi volesse utilizzarli in pubblicazioni di qualsiasi natura è pregato di citare l'indirizzo del presente post.
Per motivi di riservatezza non si pubblicano alberi genealogici posteriori al 1935. Chi avesse delle precisazioni o correzioni da proporre è pregato di segnalarle con un commento. Grazie.


FAMIGLIE  COL

 Il cognome Coll è presente in città fin dal 1500. Tuttavia non sono riuscita a stabilire una discendenza in tempi così antichi. 
Nel 1700, dopo il passaggio della Sardegna ai Savoia sono arrivati Col provenienti dal Piemonte con il cognome Collo che si è ben presto trasformato in Col. 
Gli alberi genealogici presentati in seguito sono ricavati in gran parte da documenti dell'Archivio Storico integrati dalle registrazioni dei Quinque Libri della Parrocchia di Santa Maria soprattutto per gli anni precedenti il 1866.

La data a destra dei cognomi in alto si riferisce al matrimonio. Talvolta è seguita da un punto di domanda perché non si basa sull'atto di matrimonio ma sulla data di nascita o di cresima del primo figlio/a trovato/a nei relativi atti. Per le nascite ho riferito l'anno precedente, per le cresime ho calcolato che il figlio/a avesse almeno un anno. In realtà ho poi verificato che in casi particolari si cresimavano persino i neonati.
I nomi seguiti da punto di domanda sono di difficile lettura e interpretazione. PP sta per "padrini".
I Col erano piuttosto numerosi nel 1800 ed erano dediti ad attività artigianali. Molti erano sarti, o calzolai/scarpari, mestieri tramandati di padre in figlio. Attualmente la loro presenza è molto limitata.

Iniziamo dunque con il documento più antico, nel quale si dice che il 26 settembre 1576 è stata battezzata una figlia di Giuseppe Coll e di Margherita. In quel periodo e per molto tempo ancora le madri sono citate con il solo nome di battesimo.

Ecco la trascrizione del documento:

@ 26 de dit        1576
Fas fe agusti mura com e feta cristiana una filla de joseph coll la mara a nom margaruga/margarida lo compara fonch m° gauma de gio i duran la comara fonch dona annes (Agnes) de Serra y de Abella la xicha a nom margarida annes.


Sulla base dei documenti trovati ho fatto l'ipotesi che i Col di Alghero provengano da una sola famiglia. Forse era un Col che arrivava dal Piemonte, un artigiano che cercava uno spazio nel nuovo possesso dei Savoia.




Il successivo albero genealogico ricostruisce molto parzialmente la famiglia di Maria Caterina Collo/Col che sposa un Serra che arriva da Torino. Questo ci fa ipotizzare una origine piemontese di Caterina.
Da notare il battesimo in utero di Maria Elisabetta. Tale pratica non è più in uso dai primi anni del Novecento.





La  successiva famiglia è la prima trovata con il cognome Col. I figli sicuri sono Salvatore e Pasquale, dei quali si è trovata la cresima. Gli altri sono citati come testimoni di nozze o padrini di cresima ma non è certo che siano figli di Francesco anche se potrebbero esserlo.























Angela Gavini è figlia di Pietro Gavinu/o e di Agostina Col? E' anche sorella di Teresa che nel 1813 si è sposata con Giuseppe Simone Col?
Nell'albero genealogico GAVINU/COL è indicata come possibile data del loro matrimonio il 1897 che si basa sul primo figlio trovato. Ma il matrimonio potrebbe essere avvenuto anche venti anni prima in quanto i figli nascevano nell'arco di 20/30 anni.







Le notizie su Domenico Col figlio di Pasquale provengono dal sito Geneanet. Domenico, nato ad Alghero, è emigrato in Algeria. Per saperne di più sarebbe necessario consultare l'Archivio Storico Diocesano di Alghero Bosa.
































CATERINA FERRERO era una allieva Maestra nella Scuola industriale femminile. C'è una sua richiesta di ricevere uno stipendio per il suo servizio; la Giunta le rispose il 10 gennaio 1855 affermando che, nell'accettarla come allieva Maestra nella Scuola, le aveva proposto che per tutto il 1854 doveva servire a titolo gratuito mentre nel 1855 le avrebbe fissato un equo compenso. Ma Caterina preferì dare le dimissioni. (M. Sechi Nuvole, L'estate del colera, Edicions de l'Alguer, 2019, Vol. III, p. 28, 29).



E'probabile che Antonietta sia sorella di Caterina ed è possibile che fossero sarte.






L'età degli sposi è molto alta e si può supporre che il matrimonio religioso fosse stato celebrato anni prima.




Degli otto figli di Giovanni Michele quattro maschi sono andati via da Alghero. Di Agostino non abbiamo notizie ed è possibile che sia morto nell'infanzia.




Dei dodici figli di Aniello tre sono morti in culla, Luigino, Carmine e Francesco sono andati via da Alghero e sono rimasti solo Umberto e Giuseppe. Umberto deve essere morto in un naufragio dato che il suo luogo di decesso è il Golfo di Alghero; di lui non abbiamo trovato figli. Di Giuseppe troviamo soltanto un maschio che è andato a vivere a Savona.















Come si nota dalle parole in rosso, il nome e cognome della madre variano (per errore).
Questa è l'ultima famiglia Col della quale ho documentazione. L'unico maschio è andato a vivere a Savona. Quasi certamente nell'albero genealogico mancano molte nascite e sarebbe necessario un ulteriore controllo.













Come si può notare l'ultima famiglia, Col Canu,  è del 1912; della coppia si è trovato soltanto un maschio che è andato a vivere a Savona. I seguenti matrimoni riguardano tutti le figlie di Aniello.

Il post verrà aggiornato se verranno acquisite altre notizie.


giovedì 3 dicembre 2020

Cognomi tedeschi ad Alghero



Si sta costituendo un gruppo per le ricerche genealogiche in Sardegna. Gli aderenti riceveranno documenti da centri sardi e in cambio daranno i documenti del proprio luogo di residenza. Sono personalmente disponibile ad inviare per e-mail le foto di documenti degli archivi di Alghero. Chi vuole partecipare agli scambi potrà inviare una e-mail a tilgio@virgilio.it

IL SETTECENTO

Nel 1714 la Spagna, suo malgrado, deve cedere la Sardegna all'Impero Austriaco. Ciò comporta che nell'Isola arrivino militari e funzionari dai territori dell'Impero. In particolare ad Alghero questi arrivi sono consistenti in quanto la città è una piazzaforte militare.
Nel 1720 la Sardegna viene assegnata ai Savoia che dovranno accettarla, loro malgrado. Sotto il dominio sabaudo i militari presenti in città provengono da territori europei e italiani perché pare che i Sardi non fossero considerati idonei a vestire una divisa.
Nei Quinque Libri della parrocchia di Santa Maria i cognomi germanici sono presenti nel Settecento, aumentano nella seconda metà del secolo, ma nell'Ottocento si diradano e nella seconda metà  non si trovano più. Ciò significa che ben pochi sono rimasti in città una volta terminato il loro servizio e la permanenza si è limitata a pochi anni. 
Tra tutte le famiglie germaniche il cognome Roth è documentato con numerosi nuclei dal 1748 fino agli inizi del 1900.

Attraverso i Quinque Libri consultabili nell'Archivio Diocesano di Alghero cerchiamo di ricostruire la presenza di tedeschi nella nostra città. Preciso che, se non è facile leggere e interpretare i nomi e cognomi italiani, il problema si presenta molto più grave per i cognomi stranieri. Ho controllato i termini stranieri sul web per accertarmi della loro esistenza. Quelli non trovati sono evidenziati in corsivo.
Riporterò i nomi così come li ho letti. PP sta per padrini. Le parole o le date seguite da punto interrogativo sono di difficile interpretazione.


BATTESIMI

Il 6 agosto 1748 nasce Francesca Maria Giuseppa Roth di Giorgio Roth di Hermannstadt in Transilvania (Romania) e di Maria Agostina Caradonna. PP Giuseppe Albertas di Alessandria e Geltrude de Lilla di Licandorf.
Roth è un cognome ancora presente ad Hermannstadt dove Harald Roth è uno storico nato nel 1965.
La moglie di Giorgio Roth è algherese ma la sua famiglia è di provenienza meridionale (Puglia e Sicilia).

Il 22 aprile 1754 viene battezzato Giuseppe Antonio Felice Hasslegen?, di Sebastiano Hassleser?, tedesco, e di Maria Anna Fralender?, di Monaco di Baviera. PP Antonio Zasff?, e Maria Vittoria Vaitman, tedeschi. 
Maria Vittoria Vaitman è presente spesso come madrina, e questo ci fa pensare che fosse una persona molto stimata dagli algheresi. Viveva in città, qui formò la sua famiglia prima con Lorenzo Feys?, e in seconde nozze con il francese Andrea Valentin e qui concluse la sua esistenza. Nel 1792 abbiamo trovato anche Giovanni Vitman (probabilmente Vaitman). 

Il 26 febbraio 1758 nasce Maria Vittoria Roth figlia di Giorgio Roth di Hermannstadt in Transilvania (Romania) e di Maria Agostina Caradonna algherese. PP Giuseppe Massa di Marsiglia, e Maria Vittoria Vaitman di Ausyng?, in Germania.

Il 10 marzo 1759 viene battezzata Giovanna Maria Vittoria figlia di Paolo Detori e di Maddalena Sanna. PP  Andrea Valentin di Gagu in Gallia e sua moglie Maria Vittoria Vaitman di Germania.

IL 22 ottobre 1760 nasce Pietro Valentin di Andrea Valentin di Saint Firmin della Gallia e di Vittoria Vaitman della Germania. PP Orgias? Dunan?, della Gallia e Cecilia Fucj del Piemonte.

Il 13 gennaio 1761 nasce Carlo Giuseppe Marcholi figlio di Carlo Marchioli di Krisaim? nel Palatinato in Germania e di Ottavia Marta Marcholi di Villafranca dl Po in Piemonte. PP Giuseppe Fucardo e Anna Maria Freslin?

L'11 agosto 1775 viene battezzato Giacomo Baldassarre figlio di Giacomo Novara di Calasco in Piemonte e di Maddalena Rigola. PP Giuseppe Antonio Porchelare?, di Torino e Maria Vittoria Vaitman di Ausonia/Austria?, in Germania.

Il 30 maggio 1785 nasce Maria Giuseppa Enrico figlia di Giovanni Enrico di Berlino in Germania e di Maria Chiara Vicrel?, torinese. PP Giorgio Giacomo Perer?, e Maria Anna Sgrebel? Il battesimo è segnalato con due barre orizzontali e tre verticali che si sovrappongono, in maniera simile al cancelletto. # Potrebbe significare che la famiglia aveva una buona posizione. Il cognome è stato italianizzato.

Il 19 ottobre 1787 nasce Ignazio Giacinto Ruttenfussen figlio di Giovanni Henricus Ruttenfussen della Baviera e di Angela Maria Iszos? di Demont in Piemonte. PP Ignazio Knecht Julastad Anelkos e Giovanna Pietra Russseau di Orbetello.

Il 23 ottobre 1787 nasce Giovanni Antonio Alberto Masca figlio di Giovanni Masca di Therol in Germania e di Domenica Maria Bojo nata in Colero in Piemonte. PP Alberto Colphire Belforte in Gallia e Anna Maria Stefana Monjor.

Il 6 novembre 1788 nascono le gemelle  Rosa e Ursula figlie di Georgio Aen di Norbergen in Germania e di Elisabetta Lonfrons. PP Giacomo Vinisten e Maria Maddalena Costen. 

Il 25 novembre 1788 nasce Giovanni Giorgio figlio di Giovanni Enrico Rutten Fussen della Baviera e Angela Maria Cuarse/Coarse?, di Demonti in Piemonte. PP Giovanni Giorgio Bleim? Giovanni Vitelli e Giovanna Pietra Rousseau di Orbetello in Napoli (?).

Da una prima lettura si osserva che la provenienza dei padri è dalla Germania e che le madri non sono sarde ma tedesche o piemontesi.

CRESIME

Il 13 dicembre 1752 Maria Francesca Russella figlia di Gavino Russella (Rosella) e di Giuseppa Squinto viene cresimata. La sua madrina è Maria Vittoria Vaitman della Germania.

Il 13 dicembre 1752 si cresimano Maria Cecilia e Anna Maria di Lorenzo Figi/Feys?, e di Maria Vittoria Vaitman. La madrina è Susanna Ursula/Casula?


MATRIMONI

2 7mbre 1726

Fas feé Antoni Rurò cura, que comparegueren apres d las orassion de la nit en presencia de Baltasar Ruju axibé cura estant en sa casa Bernat Juseph Pligon fadrì natural de Ministro de Alemania soldat de Pastrozza? Piamontesa i nom de guerra Pecora, y Victoria Niolu fadrina de la present ciutat en presencia el qual, y dal D.r Agustì Dias, y e Andria Solìs testimonis donaren el mutuo concediment del sacrament de matrimoni en fee de lo quals

Ho riportato il documento nella lingua originale. Il 2 settembre 1726 Bernardo Giuseppe Pligon, soldato tedesco, si sposa a  casa con l'algherese Vittoria Niolu.

Il 30 gennaio 1748 Giuseppe Sambrin di Francoforte si sposa con Anna Maria Pinna di Alghero. Testi Avvocato  Francesco Solinas di Alghero e Pietro Haster di Colonia.

Il 25 maggio 1760 Giovanni Maria Vonadi (Von Haden?) proveniente da Kensispergen?, in Suavia (Svevia) si sposa con Agata Cadeddu algherese. Testi Giuseppe Murru e Raimondo Crasta.

Il 17 aprile 1761, dispensate le pubblicazioni per giusta causa, Lazaro? Puk di Herlingen in Alemania si sposa in cattedrale con Margherita Croncain di Salvi?, in Alsazia. Testi R.do Francesco Sanna di Ozieri e Lorenzo Boneta piemontese.

Il 24 maggio 1761 Tobia Jrel soldato nel Regimine Wangenheim della città di Thuibingen (Tubinga) della Svevia Wurtenberg si sposa in cattedrale con Caterina Simone di Nomsheim della Svizzera. Testi Salvatore Espanu e Antonio Usai.

Il 27 maggio 1761, dispensate le pubblicazioni per giusta causa, Giovanni Kolb soldato nel Regimine Wangenheim proveniente da Hargand in Pomerania si sposa con Maria Teresa Schmit di Cuneo in Piemonte. Testi Giuseppe Casano e Sebastiano Galibardi.

Il 31 maggio 1761, dispensate le pubblicazioni per giusta causa, Andrea Teur soldato nel Regimine Wangenheim proveniente da Traselingen in Baviera si sposa con la vedova Antonia Chanj  di Cherasco in Piemonte. Testi Rev.do Francesco Sanna di Ozieri e Giovanni Andrea Pasqual di Tortona.

Il 26 luglio 1761, dispensate le pubblicazioni per giusta causa, Pietro Mayer soldato nel Regimine Wangeheim proveniente da Thirne in Wustenberg in Germania si sposa in cattedrale con Anna Caterina Weber di Lucenberg nel Prebando in Germania. Testi Sebastiano Quiqui e Giuseppe Galibardu.

Il 28 luglio 1761, dispensate le pubblicazioni per giusta causa, Nicola Ciart soldato nel Regimine Wangeheim proveniente da Poling in Lotaringia si sposa con Barbara Colorent di Scafausen in Svevia. Testi Luigi Mutier di Poling e Giacomo Masson di Sabia?.

Il 12 agosto 1761, dispensate le pubblicazioni per giusta causa, Antonio Frech proveniente da Sotstael in Svevia si sposa in cattedrale con Anna Cristina Schmidin di Santa Margherita in Piemonte (?). Testi Bonifacio Frisxer e Carlo Marcholi della Germania.

Il 22 settembre 1761, dispensate le pubblicazioni per giusta causa, Firmu Prudel proveniente da Neiverach in Svevia si sposa con la vedova Luisa Margherita Boscio/Bosico di Camorano in Piemonte. Rev.do Francesco Sanna di Ozieri e Michele Espanu. 

Il 23 ottobre 1769 Giovanni Cristiano Orn vedovo di Laben?, soldato nella legione Spridu?, si sposa con Maria Antonia Roth (di Giorgio Roth e Maria Agostina Caradonna). Testi Enrico? Scosenberch? e Lorenzo Stob?

Il 27 maggio 1792 Francesco Ambeyeoner di Vesprisaah si sposa con la vedova Maria Antonia Zanattor di Alessandria. Testimoni Luigi Soler di Verinbere della Germania e Giovanni For?, di Falconia in Germania.

L'11 novembre 1792 in una messa solenne Samuele Blochal di Eremelmostier? (forse Munster) si sposa con  Elisabetta Nolzi di Alessandria. Testi  Enrico Olarie e Giovanni Vitman (forse Vaitman) di Lorie in Baviera.

DECESSI

Il 5 maggio 1752 muore Giovanni Giorgio Fister?, di Vitemberg in Germania, di 39 anni, e viene seppellito nel fossario. I soldati non venivano inumati nelle chiese ma avevano un loro spazio di sepoltura denominato fossario.

Il 25 ottobre 1755 muore Sebastiano figlio di Lorenzo Fucs e di Vittoria Fucs provenienti dalla Germania, di un anno e sei mesi, sepolto in cattedrale.

Il 21 novembre 1755 muore Giovanni Hillesang? soldato di 21 anni, sepolto nel loro cimitero.

Il 22 novembre 1755 muore Giacomo Braunn di Albinger in Germania soldato in Regiminis Rhetenssis de Sprechen, sepolto nel loro cimitero.

Il 26 novembre 1755 muore Giovanni Gaspare Reichel di Staclen in Silesia di 25 anni, era soldato in Regimine Sprechen.

L'8 ottobre 1757 muore Maria Giuseppa figlia di Antonio Machile dalla Germania e di Angela Delogu, di 3 anni,. La bambina viene sepolta in cattedrale. Il cognome Machile è scritto in modo chiaro ma non ha riscontro nel web.

Il 4 giugno 1760 muore Maria Luisa figlia di Andrea Valentin della Gallia e di Vittoria Vaitman della Germania, di un anno e undici mesi. Viene sepolta in cattedrale.

Il 24 settembre 1761 muore Francesco Giuseppe figlio di Cristoforo Gast?, di Menk in Germania, di 40 anni, soldato nel Regimine (Comando) Urano? Viene sepolto nel cimitero dei soldati.

Il 27 luglio 1762 muore Melchiorre Wurth di 22 anni, soldato in Regimine Wangenheim nato a Bregenz (comune austriaco) in Schuaban. Viene sepolto nel loro cimitero.

Il 12 agosto 1762 muore Andreas Heidinger del Regimine Wangenheim, dalla Suabia (regione storica della Germania), di 63 anni, viene inumato nel sepolcro comune. L'età è chiaramente leggibile nel documento e può meravigliare che ci fossero soldati così avanti negli anni.

Il 24 novembre 1762 muore Michele Branfort di 27 anni circa, della città di Balsen in Suavia, soldato nel Regimine Wangenheim. E' sepolto nel loro cimitero.

Il 24 marzo 1763 muore Giovanni Martino Negile?, soldato del Regimine Wangenheim della città di Stipz Kamburch (Amburgo?) in Franconia in Germania di 33 anni, inumato nel loro cimitero s.e.c.

Il 26 marzo 1763 muore Pietro Allison soldato nel Regimine Wangenheim della città di Verai? in Svizzera, di 49 anni, è sepolto nel loro cimitero. 

Il 20 maggio 1763 muore Margherita Neessin di Tisteldong? in Colonia di 35 anni, e viene sepolta nel loro cimitero. Probabilmente Margherita era moglie di un soldato ed è stata inumata nello spazio dedicato alle sepolture dei militari.

Il 30 giugno 1763 muore Paolo Jacob soldato del Regimine Wangenheim proveniente dalla città di Appenzel in Svizzera, di 50 anni, sepolto nel loro cimitero.

Il 13 luglio 1763 muore Giorgio Melzlen soldato del Regimine Wangenheim della cohorte Pasen/Basen di MysKuch in Suabia, di 45 anni, sepolto nel loro cimitero.

Il 16 luglio 1763 muore Cristoforo Solly di Gaspare soldato del Regimine Wangenheim  tenente della cohorte Loum?, proveniente dalla città di Imponiali-Noelthauren? in Sassonia di 60 anni, inumato nel loro cimitero.


COGNOMI PSEUDO TEDESCHI DI ALGHERO

Ad Alghero si trovano alcuni cognomi che sembrano tedeschi ma in realtà sono il frutto di errate trascrizioni. Ecco di seguito quelli che ho esaminato.

COL - Il cognome Col non è il Khol germanico. Inizialmente era Colli, è originario della Lombardia e oggi è particolarmente diffuso in Piemonte;

FRANK - Il cognome Frank che troviamo ad Alghero è forse di antica origine germanica ed è attestato in Catalogna da alcune generazioni. Giuseppe Giovanni Frank, nato ad Alghero nel 1830 era uno stimato insegnante che fu particolarmente attivo nel recupero dei rapporti tra Alghero e la Catalogna diventando un valido collaboratore di Eduard Toda.

UDANC - Il cognome Udanc/Udanch/Udank sembra originario della Germania ma il capostipite è Giovanni Secondo Tommaso Audan, proveniente da Asti. Nei documenti è diventato Audanc e infine Udanc. Altre modifiche si sono presentate nell'Ottocento: Udran, Uldanc, Uddanch. Nel Novecento la pronuncia si è stabilizzata in Udanc mentre la trascrizione può avere differenti finali: c, ch,ck, k.

ARTISSUNC - Artissunc inizialmente è Ardisson, ed è un cognome proveniente dalla Liguria e dal Piemonte. Trae origine dal nome personale germanico ardicionus, forte, valoroso. In un documento del 10 gennaio 1658 troviamo Giovanni Battista Ardisun di Diano (Marina). Già da allora il cognome Ardisson aveva subito una prima trasformazione. Nel corso del 1800 il cognome si stabilizza in Artissunc/Artissunch.

SUNCH

Il cognome Sunch compare più tardi e al momento la più antica citazione è del 12 agosto 1832 quando troviamo la madrina di cresima Teresa Sunc. Il 22 settembre 1845 viene battezzato Antonio Pasquale Sunch figlio di Gavino Sunch e di Barbara Meloni. Il 17 novembre 1842 si cresima Efisio figlio di Raffaele Piras e di Francesca Sunc. Pare che Sunc sia un cognome prettamente algherese e ancora oggi è molto diffuso.

Dopo aver parlato dei cognomi non posso fare a meno di ricordare che nella parlata algherese si tende a dare il finale ch a molte parole. Faccio degli esempi. Giuseppino diventa Giusepinch e Santino è Santinch; troviamo la località di Barranch, il soprannome Putranch. Carrion, cognome di una famiglia nobile di Alghero, diventa Carrionch in un modo di dire. 

Nei cognomi esaminati le finali an, son, un, hanno preso il ch e la trasformazione è evidente nei documenti della parrocchia di Santa Maria.

C'è la certezza di un solo cognome tedesco rimasto ad Alghero fino ai primi anni del 1900, ed è Roth.






venerdì 13 novembre 2020

Ancora sulle epidemie

Stamattina riflettevo su alcune conseguenze del blocco attuato in occasione della pandemia che, per la prima volta nella storia dell'uomo, ha costretto contemporaneamente gran parte delle persone di diversi continenti ad uno stile di vita imposto per motivi che non si discutono. Naturalmente molto dipende dalla durata delle restrizioni e noi tutti ci auguriamo di tornare al più presto alla normalità.
Scriverò questo post in più tempi, senza seguire un ordine logico ma in base a ciò che mi verrà in mente. Tratterò anche argomenti molto tragici per cercarne i risvolti pratici anche se questo potrà sembrare segno di insensibilità. Tutti noi sappiamo, per aver sentito dire, che l'esistenza si è sempre snodata tra tali e tante catastrofi che, una volta superate, sono state assimilate e anche dimenticate. 
Le mie ricerche negli Archivi mi hanno fatto vedere come, dopo periodi di pestilenze ed epidemie, si contraeva una grande quantità di matrimoni tra vedovi.



L'epidemia di colera del 1855 aveva causato ad Alghero circa 600 decessi. Già alla fine dell'anno iniziano a celebrarsi matrimoni tra vedovi. Il documento ci mostra due atti di matrimonio registrati nel 1858: il primo tra Pasquale Dessenas celibe e Maddalena Ballone, vedova; il secondo tra Giovanni Peana e Gerolama Peana, entrambi vedovi

La società veniva sconvolta, alcune proprietà si trovavano senza un legittimo intestatario e venivano divise tra lontani parenti o passavano allo stato, gli immobili venivano trascurati e decadevano, si generavano comunque momentanea confusione e sconcerto tra i sopravvissuti. Fortunatamente non siamo a quei livelli di mortalità, ma certamente avremo, anche se in misura ridotta, delle ripercussioni che avvantaggeranno alcuni mentre recheranno danni ad altri.

Vediamo dunque alcuni aspetti che si stanno già presentando. 

1. Circolano pochissimi mezzi di trasporto per cui credo che sia altamente improbabile che accadano incidenti. Nel frattempo le Assicurazioni riscuotono i soldi come se nulla fosse cambiato.

2. Purtroppo stanno venendo a mancare tante persone anziane e questo fa sì che molte pensioni decadranno con svantaggio per le famiglie e vantaggio per lo Stato.

3. Anche senza una nostra consapevolezza, si modificherà il nostro mondo dei valori. Ciò che abbiamo sempre dato per scontato acquista oggi un maggior valore. Il fatto di trascorrere tutto il tempo dentro casa ci porta a curarla con maggiore attenzione e a renderla più comoda e confortevole. 

4. Non voglio neppure pensare a coloro che, avendo un'attività lavorativa autonoma, sono adesso impediti di lavorare. Per loro il danno è incalcolabile e possiamo solo sperare che, una volta conclusa questa forzata chiusura, si trovi il modo di recuperare ciò che si è perso.


12 GENNAIO 2022

Dalla mia isolata Sardegna assisto impotente al delirio che continua a sconvolgere le fondamenta del nostro vivere. E' proprio vero che finalmente si intravvede il tunnel in fondo al tunnel? Siamo davvero entrati in un sistema che appiattirà tutte le esistenze in un amalgama sempre più indefinito, acquiescente e soporifero? Si è davvero messo in funzione il silenziatore dell'autocoscienza, si è proprio iniziato il processo per la costruzione di una massa omologata al nulla, schiacciata da un anonimo e sconosciuto ultrapotere?
A momenti sembra che qualcuno stia per risvegliarsi da questo sonno del cervello ma sono soltanto sprazzi di luce soffocati da interminabili fasci di buio assoluto. 
Che cosa possono toglierci ancora?





giovedì 5 novembre 2020

Signore, perdona loro

 


Signore, perdona loro perché non sanno quello che fanno.

E' il solo commento che mi sento di fare alla notizia dei provvedimenti presi in questa circostanza che da tragica rischia di diventare ridicola. Hanno dato colori differenti alle regioni e le restrizioni prese per ciascuna di loro hanno solo leggere sfumature. In Sardegna, inizialmente verde, poi tenuemente gialla (per non discostarsi troppo dalla rossa Lombardia), sono interdetti archivi e  biblioteche, luoghi notoriamente affollati in ogni ora della giornata, soprattutto adesso che in biblioteca si può solo andare a prendere o rendere libri e in archivio si va al massimo a due per volta per appuntamento.

I drogati del potere (e non solo) cercano in tutti i modi di affermare e consolidare la loro posizione a prescindere dagli effetti che le loro decisioni avranno sui sottoposti. La gente ha paura, bisogna mantenere questo prezioso sentimento che permette al potere di delirare e di godere ogni momento di tale delirio.

Basta manipolare i numeri e non è poi tanto difficile. E se sono proprio tanto bassi, si possono sempre alterare leggermente le cause di morte, tanto niente vieta di essere positivi al covid, anche se la causa di morte è tutt'altra.

Non voglio sminuire la pericolosità del covid, anche perché non ho le competenze per farlo, ma mi guardo intorno e fortunatamente non vedo situazioni da epidemia.

Ci siamo cautelati in tutti i modi per evitare il contagio, abbiamo ubbidito a tutte le raccomandazioni. Noi ad Alghero possiamo dire di non sapere neanche che cosa sia questa pandemia (si parla di pandemia quando i numeri sono ben altri) e nonostante ciò ci si impedisce di svolgere le normali attività, pur con tutta la prudenza possibile. Ma veramente, in mani a chi siamo?

Alghero ha avuto diverse epidemie: alcune di peste, molto molto virulente, con, sembra, migliaia di morti; una di colera nel 1855 con 600 morti in due mesi; una di spagnola con 100/120 morti da agosto a novembre 1918; paragonate ad altre località il tributo pagato da Alghero è stato comunque limitato sia per il colera che per la spagnola. Ma si vede che i numeri sono ben diversi.

Assistiamo invece ad una vera ecatombe di negozianti, imprenditori, artisti. In un territorio privo di strutture produttive che si basa su turismo, ristorazione, eventi, l'economia è stata messa a dura prova e purtroppo ci sono già delle vittime. Per non parlare di altre gravissime patologie che purtroppo non vengono prese nella dovuta considerazione come si dovrebbe. 

Ho il sospetto che questo clima di terrore che favorisce i poteri locali e mondiali, non finirà tanto facilmente. Ho l'impressione che si cercherà in tutti i modi di prolungarlo, magari sostituendo il covid con qualcos'altro, quando questo virus non sarà più fruibile. 

Chissà ...

giovedì 24 settembre 2020

Spagnola in tempo di Covid

 


Parlando di Spagnola al tempo del Covid


Mercoledì 23 settembre 2020 nella Sala delle Conferenze del Qualté di Alghero nell'ambito del Sant Miquel Festival si è tenuta la conferenza di Eugenia Tognotti, Professore Ordinario di Storia della Medicina e Scienze Umane dell'Università di Sassari, su un argomento di grande attualità: la pandemia di Spagnola del 1918 e quella di Covid. L'incontro, inizialmente previsto nel giardino della Villa Costantino, è stato spostato al Qualté a causa del tempo inclemente, che quest'anno purtroppo ha fatto annullare o rinviare le manifestazioni all'aperto del Sant Miquel Festival dedicato al patrono di Alghero che si festeggia il 29 settembre. Per il convegno la Fondazione Alghero ha concesso la Sala e il Comune di Alghero ha dato il suo patrocinio.

L'evento è stato organizzato dall'Associazione Vetera et Nova che ha avuto l'indispensabile collaborazione dell'Associazione Tholos con il presidente Franco Sanna, di L'A Edicions de l'Alguer nella persona di Salvatore Izza, infaticabile organizzatore di numerose riunioni a carattere culturale e musicale dell'estate 2020, e del sito storiedialghero.it creato da Carmelo Murgia e Nino Monti che è stato l'ispiratore del tema in quanto si è occupato della Spagnola fin dalla ricorrenza del centenario della pandemia nell'autunno 2018.

In apertura il pianista M° Adriano Murgia ha eseguito un brano di Beethoven, quindi Salvatore Izza ha presentato la relatrice già nota al pubblico per le numerose pubblicazioni sulle epidemie che si sono succedute nel corso del tempo e in particolare per il volume La Spagnola in Italia. La presidente dell'Associazione Vetera et Nova, Giuliana Ceravola, ha rivolto brevi parole di saluto al pubblico, quindi l'attore Ignazio Chessa ha letto, accompagnato da un appropriato sottofondo musicale, alcune lettere che i testimoni delle stragi operate dalla Spagnola inviavano a familiari che erano emigrati in America. Siccome in quel periodo vi era la censura di guerra e non si potevano diffondere notizie così terribili, la corrispondenza è stata intercettata e conservata nel Reparto censura militare posta estera. Questo materiale si è rivelato un prezioso strumento d'indagine per la prof. Tognotti che ha potuto cogliere le parole di chi stava subendo incredibili e angoscianti situazioni che andavano a toccare nel profondo i sentimenti più radicati dell'animo umano come la pietas verso i defunti, e che a distanza di un secolo riescono ancora a farci provare forti emozioni.

Eugenia Tognotti ha esposto il risultato della sua ricerca condotta principalmente sugli articoli dei quotidiani, delle riviste mediche e su documenti ufficiali delle prefetture e del governo e ha messo in rilievo la scarsità di studi sull'argomento dovuti soprattutto all'oblio di coloro che hanno vissuto quella terribile esperienza.

Tale velo era stato steso da chi, appena uscito da quell'orrendo periodo di guerra e di malattia, desiderava soltanto dimenticare le sofferenze e i lutti subiti fino ai limiti estremi dell'umana sopportazione. Le immagini dei giovani malati che lottavano contro l'invisibile virus che in pochi giorni li portava via, l'agghiacciante ricordo del trasporto frettoloso delle salme che non avevano neppure avuto l'estremo saluto dei familiari, i sensi di colpa per aver assistito impotenti alle tragedie che si compivano inesorabili al loro cospetto, erano troppo difficili da rievocare per i superstiti.

La prof. Tognotti ha dunque dovuto cercare le testimonianze nei trafiletti dei giornali, nei necrologi che diventavano sempre più numerosi di giorno in giorno, nei provvedimenti imposti da sindaci, prefetti e ministri. A scorrerli, ci si accorge che è proprio vero che la storia si ripete. Infatti le raccomandazioni più frequenti riguardavano l'igiene personale, soprattutto delle mani, il distanziamento sociale, la scrupolosa pulizia degli ambienti pubblici. Naturalmente le scuole furono aperte soltanto dopo aver acquisito la certezza che la malattia andava ad esaurirsi e ciò accadde a fine novembre.

Il bilancio della pandemia fu veramente pesante e in Sardegna eguagliò quello della guerra che in quei giorni ebbe il suo epilogo forse anche a causa dell'influenza, dato che la Spagnola aveva colpito gravemente gli eserciti.


Voglio qui rimarcare che la serata, nonostante le avversità meteorologiche e le regole imposte dalla pandemia di Covid che non hanno consentito la partecipazione di tutti coloro che avevano inviato la richiesta, ha avuto un pubblico attento e interessato alla relazione presentata dalla prof. Tognotti con un linguaggio competente e chiaro, corredata da numerose diapositive, e che ha mostrato di apprezzare gli interventi musicali del valente pianista Adriano Murgia e la lettura molto coinvolgente di Ignazio Chessa.

L'incontro è stato filmato e a breve sarà inserito tra le proposte del sito storiedi alghero.it.








venerdì 3 aprile 2020

Epidemie ad Alghero: Spagnola e Covid 19


1918 Spagnola - 2020 Coronavirus



E fu il deserto ...
5 aprile 2020. Piazza Sventramento dalla finestra di Angela


L'attualità di un'emergenza improvvisa quanto imprevista ci ha messo di fronte a eventi che credevamo appartenere soltanto a un lontanissimo passato, dei quali peraltro si è raccontato sempre molto poco. Tra i ricordi familiari talvolta erano comprese le guerre, i libri di storia si sono sempre occupati dei momenti epocali della nazione, e solo ultimamente qualcuno ha iniziato a ricercare, in documenti d'Archivio fino ad ora mai consultati, come vivevano quei milioni di persone senza volto e senza nome che quotidianamente tribolavano la giornata per cercare di sopravvivere alla natura e ai potenti di turno. Crediamo di conoscere la storia ma in realtà abbiamo soltanto memorizzato nomi, date, eventi che sono l' effetto della volontà di pochi e che non rispecchiano certamente la grande varietà di situazioni, accadimenti, stati d'animo che hanno dato una fisionomia reale e concreta al nostro passato e che permeano il nostro presente.

1918 – La pandemia di Spagnola

Nei primi mesi dell'autunno 1918 la popolazione si è trovata soverchiata da due elementi contro i quali non aveva alcuna difesa. Infatti alla guerra, decisa dai gruppi di potere, che aveva stremato le famiglie per più di tre anni, si è aggiunta la forza della natura che ha scatenato contro l'umanità un micidiale nuovo virus dell'influenza.
Il termine “Spagnola” evoca un'epidemia della quale però conosciamo solo il nome. Eppure in questi giorni stiamo vivendo un'esperienza che, per alcuni aspetti, si presenta molto simile a quella vissuta un secolo fa dai nostri avi. Anche allora il nemico è arrivato in silenzio, non si è fatto riconoscere subito, ma con il passare dei giorni ci si è accorti che non si trattava di una normale influenza perché tanti, troppi contagiati morivano per le sue complicazioni: tracheobronchiti, bronchiti acute, catarri soffocanti, edema polmonari e polmoniti che, in assenza assoluta di farmaci adeguati, conducevano rapidamente alla morte. L'unica raccomandazione dei medici era di evitare il contagio e di curare in particolare la pulizia delle mani, delle cavità nasali e della bocca. Alcuni consigliavano di introdurre vaselina nelle narici per impedire l'accesso ai microbi oltre ad effettuare polverizzazioni nel naso con olio mentolato.
Le cure praticate erano costituite principalmente da analgesici, antisettici e disinfettanti. Negli ospedali si praticavano iniezioni a base di canfora utili per le congestioni delle vie aeree superiori e inferiori specialmente in presenza di tosse, siero antipneumococcico per ridurre il rischio di polmoniti, e inoltre si somministravano fenolo (antisettico) e mentolo per alleviare le irritazioni delle vie aeree.
La popolazione si riforniva di chinino nonostante i medici avessero chiarito che il farmaco non aveva alcuna efficacia in caso di influenza. Presto le scorte di chinino scarseggiarono a danno dei malati di malaria nelle campagne e nelle zone di guerra. Nelle farmacie si acquistavano espettoranti, e molti ricorrevano ai vecchi rimedi di medicina popolare per i brividi di freddo e per la febbre come fumigazioni, decotti, sciroppi, applicazione di tegole o mattoni caldi.
Le persone più colpite erano i ragazzi e i giovani adulti. In tutto il mondo il tasso più elevato di mortalità si è riscontrato negli individui con un'età compresa tra i quindici e i quarant'anni. Pare infatti che gli anziani fossero più resistenti al contagio in quanto già colpiti dall'influenza del 1889 e quindi immunizzati.
La stampa tranquillizzava la popolazione ma in contrasto con tali rassicurazioni si prendevano subito drastici provvedimenti: veniva rinviata l'apertura delle scuole elementari ed erano proibiti gli assembramenti. Si vietarono le visite in ospedale dove i contagiati, se era possibile, venivano isolati.
Si raccomandava particolare attenzione nella pulizia e disinfezione di case, uffici, chiese dove si chiedeva che venissero disinfettati con cura i banchi e i confessionali. Si sospesero le feste patronali e si consigliava di ridurre al minimo la frequentazione di teatri e locali cinematografici Col passare dei giorni, nonostante i giornali continuassero a rassicurare sul decrescere dell'influenza, si attuarono ulteriori restrizioni che modificavano anche i rapporti sociali: vietato visitare gli ammalati, porgere le condoglianze, partecipare ai funerali. Anche gli abbracci, i baci e le strette di mano erano messi al bando. Mussolini scriveva sul “Popolo d'Italia” che se la sudicia abitudine di stringere la mano fosse stata vietata, la spagnola sarebbe scomparsa nel corso di una notte.
Finalmente intorno alla metà di novembre la malattia iniziò a regredire, per cessare alla fine del febbraio successivo.
Una stima fornisce la cifra di 12 mila decessi nell'Isola e la fascia di età più colpita è quella tra i venti e i quarant'anni. Dal 1915 al 1918 erano morti in guerra 13.602 soldati sardi.

2020 – La pandemia di Coronavirus

In questi giorni il nostro pensiero è andato a epoche lontane, delle quali abbiamo letto nei libri di storia e nei romanzi, che parlano di terribili epidemie, di lazzaretti, di fosse comuni, e di quanto di più tragico hanno dovuto subire le popolazioni nei secoli passati.
Inizialmente molto increduli, ci siamo trovati nel bel mezzo di una pandemia così, all'improvviso, e c'è voluto un po' di tempo per capire che cosa stava accadendo proprio a noi, superprotetti da vaccini e medicine, da un'organizzazione sanitaria capillare, da una scienza medica che ritenevamo perfettamente in grado di padroneggiare una semplice influenza.
Non potevamo neppure immaginare lo scenario che si presenta quando contemporaneamente si ammala un numero di persone fuori controllo, provocando un affollamento insostenibile nelle strutture sanitarie e costringendo talvolta i medici a fare delle scelte angoscianti.
Ogni influenza ha le sue vittime prescelte. La spagnola colpiva soprattutto i giovani e gli adulti fino ai 40 anni, mentre il coronavirus preferisce gli anziani, in prevalenza uomini, i quali spesso hanno altre patologie che si aggravano rendendo inutile ogni cura.
Ancora siamo nel bel mezzo dell'accadimento, ancora non possiamo capirne gli sviluppi, ma certamente abbiamo già fatto le nostre riflessioni.
Questo clima di segregazione, di chiusura, di abbandono delle attività è percepito in maniera differente in ragione dell'impatto economico che comporta per ciascuno di noi e anche in relazione all'età. Non possiamo fare delle previsioni sulle conseguenze anche perché molto dipende da quanto sarà lungo il periodo di restrizioni e dal bilancio finale che si sta già presentando molto pesante. Se dobbiamo riferirci alla Spagnola possiamo dire che nel 1918 guerra e pandemia hanno dato un colpo durissimo a tanti popoli, ma stiamo anche parlando di numeri decisamente superiori su una popolazione mondiale che non raggiungeva i due miliardi di persone. Un miliardo era stato contagiato e il bilancio finale è stato di 50 milioni di decessi.

Cosa fare?

In conclusione, ricordiamo che una situazione avversa può essere trasformata in opportunità. Possiamo trascorrere questo momento di pausa in attività di lettura, di ricerca, di creazione artistica, di revisione dei nostri personali archivi stivati nei cassetti o dentro sportelli negletti da anni, e nella concretizzazione di tutto ciò che abbiamo sempre rimandato e non abbiamo mai avuto il tempo di realizzare.
Se vogliamo trovare qualcosa di positivo nella nostra attuale vicenda possiamo pensare che forse questa esperienza servirà a farci capire che la natura, per quanto noi cerchiamo di sottometterla, è sempre in grado di riprendersi i suoi spazi come hanno dimostrato le immagini dei delfini sotto costa, dei cigni in città, dell'aria senza smog e delle acque trasparenti. Forse qualcuno ci sta dicendo che per una migliore qualità della vita si può anche fare qualche rinuncia senza perciò sentirci diminuiti nelle nostre prerogative di signori del creato.

La parte relativa all'influenza Spagnola è tratta dallo studio di Eugenia Tognotti pubblicato nel volume Dal mondo antico all'età contemporanea, Studi in onore di Manlio Brigaglia, Guerra ed epidemia, la “Spagnola” in Sardegna, Carocci, 2001.